NON PER SOLDI, MA PER DENARO. MAI IN NOME DEL PAESE

luca soldi

DI LUCA SOLDI

Un feudo oggetto di dominio incontrastato da parte del senatore Azzollini” dove dal 2009 si è assistito ad una sorta di “colpo di stato” che ha permesso a un gruppo di potere di gestire l’ex ospedale psichiatrico che è stato un gigante della sanità del Vaticano con sedi in Puglia e Basilicata.

Un “feudo”, quello di cui Azzollini sarebbe “l’amministratore di fatto”, il “valvassore” che avrebbe accumulato 400 milioni di euro di buco che grava sulle casse pubbliche. Così mentre un imbarazzato Alfano fa muro compatto con il suo presidente di commissione.

Lui, Azzollini, per cui la procura di Trani ha chiesto la misura degli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta, tenta la propria difesa oltre ogni evidenza.

“È uno estroso ma onesto”, prova a tranquillizzare i colleghi del Ncd l’ex presidente del Senato Renato Schifani. Tocca sempre vedere dove finisce o da dove parte l’asticella dell’onestà.

Ma le parole scritte dal gip Rossella Volpe, per l’ordinanza lasciano poco spazio alle più benevoli interpretazioni:

La circostanza che Azzollini, a differenza degli amministratori ufficiali dell’Ente, non abbia agito per interessi di natura economica (non v’è infatti prova che il Senatore abbia conseguito o tentato di conseguire un lucro dalla gestione occulta della Casa della Divina Provvidenza), non impedisce di considerarlo componente dell’associazione a delinquere, per giunta con la posizione di capo, avendo comunque l’indagato agito per interessi di tipo personale, ancorché diversi da quelli di altri sodali”.

Questa volta non ci sono di mezzo soldi e mazzette e tangenti. Il senatore avrebbe però, sostiene l’accusa, “scelto di occuparsi della gestione dell’Ente per interessi di natura personale e politica, costituendo la CdP (Casa della Divina Provvidenza, ndr) un bacino di consenso politico-personale di notevole portata, il cui mantenimento in vita assicura al politico molfettese un consenso politico-personale pressoché eterno da parte di tutti coloro che, proprio grazie al suo intervento, continuano a trarre guadagni (leciti o illeciti) dalla Congregazione”.

Dunque Azzolini non avrebbe agito per soldi ma per denaro. Forse non per denaro proprio ma per denaro altri. Forse per una gestione e un’ambizione del potere mai celata. Probabilmente per accrescere un indubbio consenso politico. O tutto questo insieme.
In ogni caso non per soldi, ma per denaro, per il potere. Mai comunque per il bene del proprio Paese.

Ma allora viene da domandarsi perché continuiamo (o meglio continuano) a proclamare che da oggi in poi tutto sarà nel rispetto dell’etica e della trasparenza, quando immancabilmente niente impedisce che questi tristi figuri di tornare a governare, di riciclarsi, di autoproclamarsi tutori di valori che valgono solo lo spazio di un amen?

Potrebbero restare zitti, parlare d’altro, raccontarci altre favole.
Almeno potremmo dormire qualche sono tranquillo.

foto di Luca Soldi.