OMICIDIO STRADALE: UNA LEGGE DI COSCIENZA

cristiana panebianco

DI CRISTIANA PANEBIANCO

Finalmente una legge di coscienza: il disegno di legge sull’omicidio stradale è stato approvato in commissione Giustizia e a stretto giro di boa passerà in Aula. Giustizia alle vittime, troppe e troppo spesso giovani, vittime di fatalità e di uomini non degni di essere definiti tali, molto spesso lasciati a terra in laghi di sangue, troppo spesso troppe madri hanno urlato il loro dolore davanti ad una fotografia ripresa dal telegiornale di turno. Ora basta. E’ una legge che disegna i contorni di uno stato di diritto nell’accezione più positiva, è una legge che deve servire da deterrente: chi ammazza e con qualunque mezzo di trasporto vedrà spalancarsi le porte del carcere e zittiamo chi dice già che non sarà così. Nessuna attenuante, nessun vizio di mente, parziale o totale. L’alcool o la droga non lo sono. Non lo devono essere. Non lo possono essere. Una legge che è una svolta per la coscienza del nostro paese, merito delle associazioni che hanno combattuto e sostenuto quella che rappresenta, senza ombra di dubbio, una vittoria anche se non c’è vittoria quando si spezza una vita. Il reato, in caso di approvazione, sarà punito con il carcere fino a 12 anni – che diventano 18 anni nel caso di omicidio plurimo – e la revoca della patente fino a 30 anni. Introdotto anche il cosiddetto delitto di omicidio stradale enautico cioè pene severe per chi provoca la morte di una persona a causa di una manovra impropria o pericolosa anche se non si è sotto l’effetto di droghe o alcool. Sette o dieci anni se l’incidente mortale avviene nei pressi di un incrocio a semaforo rosso o nel caso d’inversione di marcia o, ancora, sorpasso in prossimità delle strisce pedonali. E’ prevista la revoca della patente, poi, con dei distinguo: se si uccide sotto l’effetto di sbronza, la revoca dura 15 anni mentre lo stato di ebbrezza e il superamento del limite di velocità rappresentano l’ergastolo della patente stessa.