L’EDITORIALE.OXI

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

Saranno i ventenni a decretare la vittoria del no, nel referendum greco di oggi. Loro, che non hanno nulla da perdere,  e nessuna rendita di posizione da conservare,  hanno già deciso che la Grecia può voltare pagina solo con un oxi sulla scheda elettorale. Solo dicendo no, insomma,  alle riforme lacrime e sangue richieste da Bruxelles.

Dunque, i  giovani: ce n’erano tanti , venerdi, in una piazza Syntagma stracolma, mentre quella del si  radunava, in un vecchio stadio, un numero  nettamente inferiore e composto da una borghesia vecchia, collusa, sazia . C’era quasi mezzo milione di greci , invece, ad ascoltare Tsipras e i suoi messaggi di speranza rivolti soprattutto  a ventenni a cui hanno strappato finanche il futuro .

Mi sbilancio: finirà 65 a 35. Un trionfo, la rivincita di una nazione umiliata.  Ma attenzione. L’euforia, purtroppo non durerà molto. La troika sconfitta gliela farà pagare, al popolo ellenico. Del resto, capita a tutte le bestie ferite a morte, negli ultimi istanti della loro vita, reagire cosi. E che la troika sia ad un passo dalla fine è  ormai chiaro al mondo intero.

foto di Marco Foroni.

I fari del pianeta puntati sulla Grecia. E’ stata questa la più importa vittoria di Tsipras. Un paese di undici milioni di abitanti ha dato scacco matto ai tecnocrati dell’universo. Li ha messi alla berlina agli occhi del mondo. Li ha smascherati. Ha fatto capire anche a chi non capisce di politica e di economia, quali fossero i bassi istinti e i piani criminali della troika: fagocitare i popoli, ridurli alla fame, allo stremo delle forze, togliendo loro la voglia di lottare e  reagire allo schiavismo che si stava impossessando delle vite di miliardi di persone.

La tecnocrazia ha perso la maschera. E oggi appare per quel che è: un gruppo  spietato e ristretto,  i cui unici interessi sono far soldi, speculare, mantenere il potere. Avere potere, speculare, far soldi. Cioè quello che hanno urlato ai quattro venti, e per anni, gli indignados in Spagna e Occupy wall Street, negli Stati Uniti, all’indomani del crollo della borsa di New York del 2008. Ricordate l’1 per cento che ha in mano i destini dell’umanità? Ecco: avevano ragione loro, avevano ragione i gruppi di protesta che chiedevano una redistribuzione del reddito,  equità sociale. L’oligarchia planetaria, all’epoca  ha fatto spallucce, credeva di avere in mano armi potenti e decisive per poter rintuzzare il colpo. E in effetti,   tutto tranquillo, tutto dovuto, quasi scontato fino a qualche giorno fa. Poi, davanti ai loro occhi si è spalancato il baratro.

foto di Il Corsaro.

Non è un caso che la mossa strategica di Tsipras li abbia spiazzati, mandati in confusione. Il referendum indetto nel giro di nove giorni ha portato ad una reazione feroce, da parte della troika.  Come quella di un ladro scoperto a rubare in casa d’altri. Fateci caso: la contraerea mediatica  è stata violentissima. Attacchi concentrici, isterici, falsi. Quotidiani. Varoufakis, il ministro delle finanze greco, non più tardi di ieri ha paragonato la troika a dei terroristi. Un’espressione esagerata, certo.

Ma che dà il polso di cosa l’oligarchi finanziaria  sia riuscita a fare  dal momento in cui per lei è scattato l’allarme rosso. Bce, Ue, Fmi sono entrati a gamba tesa su un referendum popolare che avrebbe dovuto riguardare solo la Grecia , tifando per il si. Ha ricattato, disegnando scenari apocalittici alla riapertura delle banche. Ha insultato  Tsipras e Varoufakis: prima definendoli degli irresponsabili, poi dei giocatori di poker e dei dilettanti allo sbaraglio. Quindi,  dopo aver capito che i due non si sarebbero piegati, ha smesso di prenderli in giro ed è andata giù con le minacce. Perchè è chiaro che più che una partita economica qui si sia giocata una partita tutta politica: per la troika bisognava bloccare il virus che rischia di infettare, positivamente agli occhi del mondo, il resto del vecchio continente. La libertà dei popoli passa  insomma da Atene. Meglio: passerà da Atene. Bruxelles ha perso la testa. E non solo. E’ andata in confusione, si è sentita persa, smarrita. Già, perché ora i vertici della Eu,  con quale faccia si presenteranno al cospetto dei loro elettori Europei? Si badi bene,  questo avverrà comunque vada. Visto che  qualsiasi sarà  il risultato di oggi, L’Europa delle banche, l’Europa della finanza non ha più credibilità. Non ha più motivo di esistere.

La grandezza di questo referendum, che secondo i sondaggi si gioca sul filo dei decimali, è  insomma tutta qui. Ha avuto il merito di mettere  a nudo le bugie della troika, i suoi metodi spietati, le sue ricette fallimentari . Si. Per 30 anni siamo stati davvero governati da una tecnocrazia, da un’oligarchia che ci ha fatto la guerra senza munizioni. Poi è bastata  una settimana, un terremoto violentissimo , e tutto è andato distrutto. L’Europa si scioglierà presto come neve al sole. Magari non subito, magari tra qualche mese o tra pochissimi anni. Ma si scioglierà. Crollerà anche l’euro e la chimera tedesca della moneta a due velocità, una forte per loro e per i suoi alleati del nord , l’altra debole per le nazioni del Sud.

La sciagurata politica della finanza internazionale è riuscita quindi  a distruggere, in quindici anni, il sogno di mezzo secolo.  E tutto questo è doloroso, dolorosissimo per chi ad un’Europa dei popoli , della fratellanza, delle regole comuni, ci aveva creduto  per davvero. Costoro saranno i primi a dire: quest’Europa cosi cinica, spietata, strozzina, non ci piace. Potete anche tenervela: noi non sappiamo che farcene. Anche se, per quanto mi riguarda, sarebbe bellissimo partire da questo referendum per costruire un’altra Europa, quella mai nata e che doveva essere: solidale. Un’unione vera tra popoli, stati, economie.

Certo, dopo questo tsunami, Tsipras verrà costretto in tutti i modi a lasciare l’incarico. Con le buone o con le cattive. Sarà la vendetta della troika. Magari verrà destituito da un colpo di stato militare, come capitò nel Cile di Allende. Magari l’oligarchia bancaria soffierà sul fuoco di una sanguinosa guerra civile. O magari no : vogliamo credere romanticamente  che il leader greco resisterà invece alle intemperie che si stanno materializzando all’orizzonte. Che resterà in sella: in una Grecia che, comunque vada, sarà economicamente piegata , umiliata.

Ma almeno il tentativo di mettere la sordina a questa vicenda, di evitare cosi  di risvegliare  gli altri popoli europei, è completamente fallito. Presto si voterà in Portogallo, poi in Spagna. Podemos rischia di stravincere  e di annichilire Mariano Rajoy, che in questi anni di governo ha fatto per intero i compiti della troika: privatizzazioni, tagli allo stato sociale, agli stipendi, all’occupazione. Ricette fallimentari che da Stiglitz a Piketty, il gotha degli economisti,  sono state bocciate senza incertezze. Con sei parole in tutto: l’austerity è stata un disastro.

La valanga ha appena iniziato a rotolare a valle, dunque. Presto travolgerà tutti i vertici della troika e la sua impostazione criminale della società. Cameron, Hollande, Renzi, la Merkel, verranno spazzati via nel giro di pochi mesi, massimo  un anno.

Certo:  Atene  rischia seriamente la catastrofe umanitaria e i responsabili sono chiari. Resteranno solo macerie. Ma  in fondo, tra un popolo affamato e schiavo e un popolo affamato e libero, non c’è paragone. La prospettiva di un futuro migliore darà forza ai greci, questo è sicuro.  E poi la casa dell’Europa delle banche stava già bruciando da tempo, la vicenda ellenica  ha solo accelerato la combustione e c’era poco da salvare. Se insomma  si deve ricostruire, meglio rifarlo da zero. Qualsiasi architetto  direbbe che viene meglio.  Oxi, almeno,  sarà servito a  questo. A rifondare su basi solide e non più disumane.