LA NEMICA. ODIO E AMORE TRA MADRE E FIGLIA

DI MICHELA ZANARELLA

“Gabri e Michette Bragance se ne stavano impalate nel bel mezzo dell’Avenue du Bois de Boulogne e cercavano la madre tra la folla.” Si apre così ‘La nemica’ di Irene Némirovsky, scrittrice ucraina nata a Kiev nel 1903, deportata dai nazisti ad Auschwitz nel 1942, morta dopo poco a soli 39 anni.
Gabri, la protagonista del romanzo, ha una madre affascinante che passa da un flirt all’altro senza prendersi cura delle figlie. In Gabri cresce una forma di rancore nei confronti della madre così forte da portarla all’odio estremo. La scrittura raffinata ed essenziale, le parole taglienti dell’autrice, ci proiettano nella psiche dei personaggi, introducendoci ad una visione chiara e priva di fraintendimenti della loro personalità. Il romanzo pubblicato a puntate nel 1928 su una rivista letteraria, ora pubblicato in volume singolo anche in Italia, può essere considerato un simbolo di riscatto e rivincita, dove il dramma di un rapporto contrastato e intimamente percepito come un’ossessione, traccia il vissuto tormentato dell’autrice.
E’ spiazzante il mondo nel quale ci troviamo proiettati dalla scrittura del romanzo di Irene Némirovsky ‘La nemica’. Gabri, prima bambina poi adolescente, è abbandonata a se stessa, l’egosimo della madre la fa sentire talmente sola che l’affetto diventa una mancanza che rientra nella normalità.
‘La nemica’ presenta un narrato davvero coinvolgente, la scrittura intensa e fluida lascia spazio alla riflessione, che si snoda secondo ritmi scanditi dal dolore, dall’ odio e dall’orgoglio.
Il linguaggio semplice si adatta alla profondità e allo spessore dei contenuti, tra perversioni e devianze interiori che non fanno altro che avvalorare l’esito tragico e drammatico dei personaggi coinvolti nella trama.
E’ indiscusso il talento di Irène Némirovsky, che si conferma una scrittrice di riferimento non solo per la letteratura russa.

L’autrice

Irène Némirovsky nacque nel 1903 a Kiev, in una famiglia dell’alta borghesia ebraica. Emigrata a Parigi nel 1919, frequentò la Sorbona e si appassionò ben presto alla lettura di Huysmans, Wilde e Proust. Ai primi racconti seguì, nel 1929, il romanzo dell’affermazione: ‘David Golder’. Dopo l’invasione tedesca della Francia fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove morì, nell’agosto del 1942, dopo poco più di un mese di prigionia.