NAPOLI. COMPRAVENDITA DEI SENATORI: BERLUSCONI IN ATTESA DELLA SENTENZA

cristiana panebianco

DI CRISTIANA PANEBIANCO

La richiesta dei pubblici ministeri e’ di quattro anni per l’ex premier e di quattro anni e quattro mesi per il già condannato per estorsione, il salernitano Walter Lavitola. Il reato contestato? Aver comprato i voti dei parlamentari di segno opposto, di centrosinistra per intenderci almeno sulla carta, per la modica cifra di tre milioni consegnati all’ex senatore De Gregorio con l’ausilio prezioso di Lavitola.

La difesa segue una linea che può definirsi istituzionale, per respingere l’accusa: quei soldi sarebbero serviti a finanziare la politica – in che senso? – e i voti dei singoli parlamentari non possono essere comprati perché espressione della loro personale idea politica alla quale appartengono e del mandato elettorale conferito dagli elettori (ma non avevamo perso questo diritto in Italia ovvero quello di eleggere direttamente i nostri rappresentanti?).

Ad ogni buon conto, pensare che possa essere avvenuta una simile compravendita, e’ come pronunciare una eresia secondo gli avvocati di Berlusconi, Ghedini e Cerabona così come per gli avvocati di Forza Italia, Franco Coppi e Bruno La Rosa.
Nessun spostamento di voti, nessuna corruzione finalizzata a far cadere un governo traballante, nessun tentativo di persuasione e totale assenza di strumenti persuasivi“.

D’altra parte si può cambiare idea, specie nella vita politica. Peccato non la pensino così i pubblici ministeri che ci hanno aperto un fascicolo sulla questione e poi un Gip ha avviato delle indagini preliminari ed un Gup ha deciso di rinviare a giudizio schiudendo le porte del processo di cui, adesso, attendiamo la prima sentenza.

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