LA GUERRA CONTRO LA GRECIA CHE FA ANCHE MORTI

Matteo Nucci

DI MATTEO NUCCI

Bisogna sempre mantenere alti gli obiettivi e sarebbe magnifico non abbassarli a cose che sono pur sempre umane come la guerra. È evidente a tutti che non c’è nessuna guerra in Grecia. Nessuno bombarda Atene. Eppure da cinque anni sembra bombardata. Eppure ci sono numeri di morti. Ci sono i suicidi, c’è la mortalità infantile cresciuta, ci sono altre piaghe, ma certo la più violenta è quella dei milioni di disoccupati (tra i due e i tre) che hanno perso copertura sanitaria. Fino a quando non hanno aperto cliniche sociali che curano gratis (posti incredibili dove ho pianto come un vitello), malati – che so? – di tumore, non potevano più curarsi. E morivano. E anche ora ne muoiono. Come la chiamiamo questa? Non vogliamo chiamarla guerra? Troviamo un’altra espressione. Ma sai, i greci la chiamano guerra. Moltissimi vecchi greci con cui ho parlato e che hanno vissuto l’occupazione nazista dicono che non c’è nulla di paragonabile in termini di efferatezza ovvio. Eppure l’analogia è forte. Loro dicono quel che ho appena detto: ossia che la guerra economica scatenata contro i meno abbienti dei greci è una guerra, una guerra che fa morti. E poiché io detesto questa guerra, cerco di mantenere alti i miei obiettivi combattendola. E il mio modo di combatterla è parlarne. Far sapere quel che succede. Magari aprire gli occhi di chi purtroppo, vista soprattutto la pietosa copertura mediatica, non può che averli assolutamente chiusi. Del resto, la forza dei greci (che i tedeschi ignorano perché non hanno senso della storia e tendono a rimuovere il passato) sta proprio nell’essere pronti a morire pur di resistere. Molti si sono stupiti della vittoria del NO. Se avessero ricordato la storia recente non sarebbero arrivati a questo punto. Saluti.

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