LA MIA PIENA SOLIDARIETA’ ALLA FAMIGLIA ALDROVANDI

Davide Enia

DI DAVIDE ENIA

Ricordo che quando appresi la notizia che dei funzionari dello Stato avevano massacrato e ucciso un ragazzo, mi sembrò plausibile. È questo il Paese in cui vivo, in fondo, la polizia può scannarti in una scuola o per strada. Uno dei quattro poliziotti disse della madre del ragazzo ucciso che era una faccia da culo, una falsa ipocrita. Ricordo i loro nomi: Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani, Luca Pollastri. Al processo mentirono, “stava benissimo prima dell’arrivo dei sanitari”, mentre la registrazione della centrale operativa riporta chiaramente: “… l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so… È mezzo morto”. Oggi invece questa notizia. C’è una dignità enorme nelle parole della madre, ma non solo. C’è la stimmate di una resa, quella dello Stato. Perché questo Stato delle cose fa schifo, tutela i porci a discapito degli onesti, non amministra la giustizia e non si assume la responsabilità di un ragazzo ammazzato dai propri funzionari in divisa prima e calunniato poi. Per quello che serve, solidarietà totale alla famiglia Aldrovandi.