A SCAMPIA UN ALTRO PEZZO D’INFERNO DIVENTA PARADISO

pino aprile

DI PINO APRILE

“L’Officina delle Culture ‘Gelsomina Verde’, a Scampia, viene inaugurata alle 12 di venerdì 10”. Ci sono riusciti! Scampia vince ancora una volta. Scampia all over the world. Un altro pezzo di Scampia diventa il posto più bello d’Italia: un esempio per gli scettici, un rimprovero per pigri e rassegnati.

«Questi sono pazzi», pensavo, tre anni fa, mentre Ciro Corona e Daniele Sanzone mi guidavano nel “che schifo-tour” della ex Ipsia di Miano, istituto scolastico abbandonato, a Scampia, divenuto l’inferno sulla terra: un supermercato della droga, in cui ci si faceva di qualunque veleno; con le suppellettili, gli impianti elettrici, i sanitari…, tutto sradicato e svenduto. Le stanze un immenso merdaio con resti di ogni peggio immaginabile.

E loro parlavano, parlavano, per mostrarmi come sarebbe diventata luogo di rinascita, quella schifezza. «Questi sono pazzi», pensavo, «però, meno male che ci sono questi pazzi. Però, ancora, mica è obbligatorio rendere le cose più difficili di quel che sono: “Non si fa prima e si risparmia a dare fuoco a questo obbrobrio e a rifarlo nuovo? O fare quel che volete fare, ma altrove, senza sobbarcarsi la rimozione del vomito di Belzebù?”».

Ciro Corona è persona educata, non mi disse: «Non hai capito proprio niente»; lo seppe spiegare con generosità. «Da un’altra parte non avrebbe senso: qui moriva Scampia, qui deve risorgere Scampia». E mi beccai quello. E poi questo: «E lo intitoleremo a Gelsomina Verde, la ragazza che venne rapita, seviziata, uccisa e bruciata, per non aver rivelato dove si nascondeva l’ex fidanzato, uno che dopo, nella guerra di camorra, avevano condannato a morte. Gelsomina non lo sapeva, era una ragazza normalissima: morì, per aver amato, senza saperlo, la persona sbagliata».

Vi sentite toccati da queste parole, eh? E forse farà bene risentirle mentre girate (perché dovete andarci, appena possibile) per l’Officina risorta. A me, però, le dicevano quando era inferno, non paradiso. E quelle parole si conciliavano molto male con quel che vedevo: «1000 metri quadrati di struttura, due anni di bonifica e pulizia, 750 volontari provenienti da ogni parte d’Italia con i campi estivi dell’associazione “Libera”, 45 bidoni di siringhe portati via dalle aule, sangue, vomito, escrementi», muri scorticati, pavimenti divelti, pareti divisorie sfondate.

Quella merda, «senza alcun contributo pubblico, solo con sponsorizzazioni private, con gli utili delle attività del bene confiscato “Fondo Rustico Amato Lamberti” e con i risparmi che ogni singola realtà coinvolta nel progetto ha investito», è diventata questo: «una scuola di musica con sala di incisione, un teatro/auditorium aperto al territorio, una scuola di teatro, una comunità alloggio per minori, un polo delle associazioni saranno visitabili e presentati al Territorio, accompagnati da una mostra di foto e quadri».

Sentimentalone sono sempre stato; con l’età, invece di diventare più cinico, mi sono fatto più pappamolla. Ma sfido chiunque a non sentirsi un po’ sottosopra, dinanzi a questi miracoli. Ed è brutto fare i conti con quello che fa gente così e il quasi niente che fai tu.
Ciro Corona è l’unico laureato della sua famiglia, sola famiglia non camorrista di una onorata stirpe di camorristi (c’è sempre qualche pecora bianca…). «A me, m’ha salvato la filosofia», mi diceva. E la vocazione per l’insegnamento, il recupero del prossimo. Non aggiunge una dote, perché non sa di averla, la vive e basta, come non fai caso al fatto di avere due gambe, se ne hai due: l’intransigenza.

Andava nelle case dei camorristi e accompagnava a scuola i ragazzini che la evadevano (poi, un sottosegretario del governo Letta, che aveva fatto il maestro di strada a Napoli, Rossi Doria, i fondi per combattere l’evasione scolastica li assegnò alla Lombardia e al Nord, poca roba al Sud di Scampia e Palermo, dove la percentuale di bambini che non vanno a scuola ha record europei).

Ciro ha creato lo Sportello Anticamorra, per raccogliere e sporgere denunce di chi non aveva il coraggio o la possibilità di farle personalmente. Un grande pedagogo, Ciro: testa, cuore e fegato. Questo è un uomo. Naturale che si intendesse con altri come lui e nascesse il gemellaggio con Pedagogia della Resistenza civile e antimafia dell’università di Arcavacata, in Calabria, sorta grazie al professor Giancarlo Costabile, che porta i suoi studenti a “studiare libertà” a Scampia.

Già, perché a Scampia c’è molto da imparare dai Ciro Corona, dai Maddaloni e la loro palestra che risana corpi e menti e porta medaglie olimpiche all’Italia, dall’Arci-Scampia di Antonio Piccolo, in cui, in tanti anni, a centinaia all’anno, generazioni di bambini di Scampia hanno appreso a giocare al calcio e che stare insieme, rispettando gli altri e le regole, è bello.

Raccontai di loro in “Il Sud puzza. Storia di vergogna e di orgoglio”. Quando uscì il libro, gli Argenio di Napoli fecero magliette con le frasi del libro e le vendettero, devolvendo il ricavato allo Sportello Anticamorra di Ciro Corona.

Al ritorno dal “che schifo-tour”, l’eclettico Daniele Sanzone (giornalista, scrittore, front-man degli A67: la voce di Scampia), in attesa della pasta cucinata da sua madre, mi fece ascoltare quello che stava componendo, “Colori”: “Sono la ragione dalla parte del torto, i sogni in corsa, su un binario morto”.

Ammazza come corrono i sogni sui binari morti di Scampia e cosa sanno fare in tre anni: trasformare l’inferno in paradiso. Peccato non averlo saputo in tempo: all’inaugurazione non potrò esserci (devo registrare una cosa, per un documentario sulla Terra dei Fuochi), ma ci voglio andare con calma, voglio fare il “che meraviglia-tour”.

ciro-corona-2                                                                                                  Ciro Corona

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