IL PARCO DELLA RESISTENZA: UNA DISCARICA

daniele protti

DI DANIELE PROTTI

Parco della Resistenza nella Roma Capitale è ormai una discarica a meno di un chilometro dal Colosseo e a 50 metri dalla Piramide Cestia. Quesito al sindaco Marino che suscita ‘perplessità’ nel nostro Bastian. Poi i mostri seviziatori travestiti da infermieri nella casa di riposo di Prato. Bestie

Il Parco della Resistenza, dietro le Poste in fondo a via Marmorata, anni fa fu recintato dal Comune di Roma, con una spesa di 300mila euro. Oggi è una discarica: i cancelli non vengono più chiusi, di notte è un bivacco per italiani, filippini, russi e altre etnie. La mattina è una distesa di buste di plastica, lattine, bottiglie vuote (di vetro e plastica), cestini pieni di rifiuti, escrementi. Il parco è a meno di un km dal Colosseo e a 50 metri dalla Piramide Cestia. Alcuni turisti inglesi hanno chiesto: è uno degli effetti di Mafia Capitale? Il rinnovamento, chiesto dal premier Renzi, non smuove il sindaco Marino, che si ritiene inchiodato al Campidoglio fino al 2023. Il Bastian, che abita a due passi dal Parco della Resistenza, si chiede: ma il sindaco conosce Roma? O la monnezza del Parco è scontata, uno dei piaceri che offre la “sua” Capitale?

Prato, casa di riposo di Narnali. I video riprendono infermiere e infermieri che seviziano soprattutto donne anziane, peraltro magrissime, con schiaffi e insulti, e vengono anche derubate (“mummia”, “rospa”, “ti rompo la mano”, una si prende uno schiaffo da una infermiera che passa) . Non sono “mele marce”: sono 17 su un totale di 40 gli indagati dalla Procura. Una assistente era stata sospesa per quattro mesi nel 2012 e poi reintegrata. Tutti colpevoli quei 17? Forse no, ma alcuni sapevano e hanno taciuto (per solidarietà?). E le famiglie degli “ospiti” pagano una retta di 105 euro al giorno, di cui 52 a carico dell’Asl e in resto diviso tra il Comune e i parenti, in base al loro reddito. Il Bastian, se dice -come dice- “in galera” , è convinto di incontrare il consenso dei lettori.

Il Bastian scopre sempre di avere qualcosa da imparare e non solo da criticare. Per esempio: mai dire “cin cin” durante un brindisi in Giappone (per i giapponesi è una volgarità: quel termine è la più volgare accezione di “pene”), e neppure lasciare le bacchette infilate dentro il riso, perché porta male (è una pratica funeraria). E nei paesi buddisti non si accarezza la testa dei bambini. Se siete raffreddati, non soffiatevi rumorosamente il naso a tavola: equivale a scoreggiare in pubblico in Europa. Un rutto dopo pranzo è valutato positivamente: manifesta gradimento. Chissà, forse è meglio fare le vacanze in Italia.