ANCHE LA GRECIA E’ “L’AMERIKA”, PER I GIOVANI DEL NOSTRO SUD

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DI LUCA SOLDI

I giovani di Palermo o Napoli adesso hanno un motivo in più per rallegrarsi.
Hanno una speranza che emerge dai dati dati economici snocciolati, in queste ore da Svimez.
Possono finalmente guardare ad un altro paese come terra di speranza.
Non solo, dunque Germania, Stati Uniti oppure Australia.
Non solo Londra o New York, piuttosto che Monaco o Berlino.
Adesso sono consapevoli che possono puntare ad una terra più vicina.
Possono guardare anche alla Grecia come nuova “Amerika” su cui puntare al momento in cui prenderanno in seria considerazione la fuga dalla terra in cui sono nati.
E’ il paradosso del nostro Paese ancora in una crisi non solo economica che non riesce a venirne fuori.
Una triste realtà confortata dai numeri.
Infatti ogni qual volta si provano a sviscerare le crisi, ad affrontare i dati economici escono numeri che denunciano quanto grave e profondo sia la situazione di sottosviluppo economico del nostro Sud.
In un degrado strutturale che non trova uguali e che impone subito il collegamento di pensiero con la vicina Grecia.
L’allarme per il Mezzogiorno arriva dalla denuncia di un Pil calo da sette anni ed da una crescita inferiore a quella di Atene.
Umiliante il panorama scattato da Svimez: “Mai così pochi occupati al Sud, pagano giovani donne. Un Paese diviso e diseguale. Dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento“.
Scorporando i dati del nostro Meridione da quelli del resto d’Italia emerge che “nel 2014 per il 7° anno consecutivo il Pil del nostro Sud risulta ancora negativo (-1,3%) e il divario tra il Pil del Centro-nord (a +53,7%) e del Sud nel 2014 ha toccato il record degli ultimi 15 anni”.
In sostanza il nostro Mezzogiorno “è cresciuto la metà della Grecia“.
Il Svimez lancia dunque l’allarme finale: “Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente“.

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