IL CDA RAI E L’INCOERENZA DI RENZI

cinzia niccolai

DI CINZIA NICCOLAI

Ora che il nuovo CdA della RAI è completato abbiamo la dimostrazione di quanto siano incoerenti, anzi ipocriti, i proclami di Renzi sui concetti della rottamazione, della meritocrazia e dell’indipendenza dell’informazione. Tutta fuffa, slogan, consigli per gli acquisti, promesse di risultati miracolosi smentiti dai fatti. Voleva rinnovare il metodo di selezione dei membri del CdA e poi ha deciso di nominarli con la tanto vituperata legge Gasparri.

Voleva sottrarre la RAI all’influenza dei partiti e ha optato per scegliere i consiglieri col manuale Cencelli (grazie ad un nuovo patto del Nazareno)…nonostante questo avrebbe potuto rispettare quanto previsto dalla Gasparri, cioè scegliere persone di rinomato prestigio, comprovata esperienza e indipendenza. Invece ha preferito che il CdA fosse composto da figure di quarta fila, portaborse di nessuna competenza ed esperienza nel settore (sempre per il criterio della meritocrazia…) perchè più controllabili e più servili. Meno ci capisci più ti affidi al parere di altri inoltre più forte è il senso di ricoscenza nei confronti di chi ti ha scelto per un incarico che mai ti sarebbe stato assegnato in base alle tue competenze (un po’ quello che è successo con i parlamentari eletti su liste bloccate).

Per non parlare del presidente, donna per tutte le stagioni molto ligia alla linea governativa, e dell’A.D., uomo che nel settore televisivo aveva mostrato i suoi grandissimi limiti ma renziano di ferro. Et voilà…la RAI renziana è servita, molto peggio di prima (di quella precedente e di quella precedente ancora e così via), dimostrando che chi predica bene razzola veramente male. Nel settore dell’informazione come su tutti gli altri, basti vedere l’attacco mortale sferrato alla sovranità popolare con la legge elettorale e la riforma costituzionale. E qui va chiamato in causa il ns. presidente della Repubblica che, molto garbatamente, ha fatto presente che l’uomo solo al comando non gli piace precisando però che lui non può fare nulla sulle leggi perchè sono competenza del parlamento. A parte che le leggi ormai non le fa più il parlamento come è chiaro a tutti e quindi anche alle più alte cariche dello Stato (elemento di grave criticità che costituisce uno degli sfregi costituzionali), ma il presidente della Repubblica è uno degli attori del processo legislativo, ne è il collaudatore. Ha il potere, il compito e il dovere di rimandare indietro quelle leggi che non sono conformi al dettato costituzionale. Presidente Mattarella eserciti questo potere, si prenda la responsabilità, come altri prima di Lei hanno fatto (in primis Scalfaro), di attestare che leggi pensate per concentrare il potere tutto nelle mani di una sola persona non sono costituzionali. Certo è un percorso irto di difficoltà, pericoli e fango ma è la Costituzione che lo impone, quella su cui Lei ha giurato in qualità di sommo garante.

th