ELTON JOHN CONTRO IL SINDACO DI VENEZIA

andrea grasso

DI ANDREA GRASSO

Vi avevamo già riferito mesi fa della querelle tra Dolce & Gabbana, che avevano definito “sintetici” i figli ottenuti da coppie omosessuali tramite la procreazione assistita ed Elton John, che di figli avuti con questo metodo ne ha due e si è sentito estremamente offeso, invitando al boicottaggio verso la famosa casa di moda.
Querelle adesso risolta in quanto Stefano Dolce, artefice a suo tempo di quelle parole, in una intervista degli scorsi giorni si è scusato per quelle parole riconoscendone l’inadeguatezza; ovviamente non ci è dato sapere quale sia in questa dichiarazione la percentuale di vero pentimento e quale quella di dietrofront per salvare gli affari, ma il cantautore inglese ha di buon grado accettato le scuse e dichiarato che adesso riprenderanno con piacere a indossare i loro vestiti,  dichiarando il proprio amore per l’Italia.

Ma per una querelle che si risolve, eccone subito un’altra che inizia,  sempre a sfondo italiano. Savolta Sir Elton, sempre più calato nel ruolo del rappresentante dei diritti degli omosessuali e delle famiglie da loro costituite, se la prende con Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, reo di aver posto la censura su due libri destinati alle scuole materne che spiegano ai bambini cos’è una famiglia con genitori dello stesso sesso e perché è da considerare uguale alla famiglia tradizionale; sappiamo già che quando Elton si arrabbia non ha peli sulla lingua, e anche in questo caso non si trattiene e definisce il sindaco stupido e bigotto, in quanto vuole educare i bambini veneziani a una società basata sull’esclusione del diverso e sull’intolleranza.

La risposta di Brugnaro non si fa attendere.Tramite i social network difende la sua scelta in quanto spetta ai genitori scegliere se educare i loro figli su certi temi, e difende il valore tradizionale della famiglia, mentre rispondendo alle offese personali dà ad Elton del ricco arrogante che può permettersi qualsiasi cosa.

Fin qui ognuno dei due contendenti ha espresso le sue posizioni e le sue idee, supportate da precise filosofie di vita. Come sempre capita in questi casi, il popolo del web si divide nettamente e tra i commenti dei rispettivi post si leggono tantissimi pareri, anche accesi e non lesinanti offese, che danno ragione all’uno o all’altro.
E’ però quantomeno curioso che il sindaco, nei tweet dei giorni successivi, forse non avendo più altre motivazioni valide da offrire, lanci un bizzarro appello al suo avversario: “Lei che ama così tanto la mia città, oltre a comprarsi una casa, quali risorse ha mai offerto per salvare Venezia? La sfido a donare risorse vere per salvare Venezia. Passiamo ai fatti, fora i schei, Elton John!”
Non si capisce bene quale sia il collegamento tra le famiglie gay e il salvare Venezia, e non si capisce in base a quale criterio Elton debba donare i suoi soldi per il restauro di Venezia, visto che è evidente che il principio da lui difeso è universale e non riguarda la città nel merito (sicuramente se la stessa censura fosse applicata in altre mille città nel mondo, lui se la prenderebbe con gli altrettanti sindaci); inoltre c’è un piccolo particolare che a Brugnaro sfugge: nel 2008 Elton John, che è appunto proprietario di una casa a Venezia dove occasionalmente trascorre alcuni giorni di vacanza e shopping, ha aderito al progetto “SMS Venice” e ha suonato gratuitamente (ovvero per il simbolico compenso di una sterlina) in Piazza San Marco, proprio perché l’incasso del suo concerto andasse a contribuire al restauro dello storico sito; considerati i cachet milionari del cantautore, esibirsi gratis è equivalso per lui a donare una grossa cifra per Venezia. Eppure Brugnaro fa finta di non saperlo o di non ricordarlo (sono passati appena sette anni) e torna a battere cassa! Oppure non considera quell’episodio semplicemente perché all’epoca lui non era in carica?

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