MIGRANTI: LA MERKEL GIOCA ALLO SCARICA-BARILE

carmen vurchio

DI CARMEN VURCHIO

Abbiamo stabilito con i capi di governo che ci siano centri di registrazione nei Paesi particolarmente colpiti dai primi arrivi, come Grecia e Italia. Questo deve succedere velocemente, entro quest’anno, non possiamo accettare ritardi“. A dare ordini la maestra Angela Merkel, che bacchetta gli allievi indisciplinati. Italia e Grecia devono accogliere i migranti, impedirgli di proseguire il viaggio verso gli altri paesi europei (specie se diretti in Germania?), registrarli, capire chi ha diritto a richiedere asilo e chi no. I secondi vanno gentilmente “rispediti a casa”. I primi vanno “smistati nei vari paesi europei”.

Peccato che “registrare” una marea di gente, indirizzarla altrove, magari in un paese europeo diverso da quello desiderato, o peggio ancora, rimandarla a casa propria, quella casa dalla quale è fuggita, sia facile solo a parole. Io direi, una missione impossibile.
La Merkel ha ragione: siamo in emergenza, “la più grave che abbia mai colpito l’Unione Europea dalla seconda guerra mondiale” – per usare le parole della cancelliera tedesca. E allora, mi chiedo, perché se questa invasione è un problema europeo, a occuparsene devono essere Italia e Grecia? Le gioie sono europee e i dolori no? Ci rendiamo conto di cosa voglia dire in concreto? E poi, come avverrà questa registrazione? Apriremo nuovi centri d’accoglienza per extracomunitari, dove terremo questa gente a tempo indeterminato, in attesa di capire se possegga o meno i requisiti per ottenere lo “status di rifugiato”? O registriamo i migranti e poi, “gentilmente”, gli chiediamo di non lasciare il territorio, perché se fuggono la Merkel si arrabbia? Dove li mettiamo? Dove? In quale città, in quale quartiere, in quale edificio abbandonato?

Io sono di Torino, dove c’è il Centro d’accoglienza ed espulsione, in Corso Brunelleschi. Una prigione, per chi lo straniero lo ama, un hotel a cinque stelle per chi il clandestino non lo sopporta. Sicuramente un posto che non piace a chi ci sta dentro, come a chi lo guarda da fuori. Lo straniero, inutile negarlo, per qualcuno è come un rifiuto. Nessuno vuole il cassonetto sotto casa, nessuno vuole il balcone del proprio alloggio, con vista sulla prigione/hotel del disperato di turno. E il disperato, da quel posto, non vede l’ora di scappare.
Quindi cosa fare? Eseguire gli ordini della Germania, che piacciono tanto anche alla Francia, o finalmente mostrare i denti e REAGIRE? Italia e Grecia hanno bisogno d’aiuto, i migranti hanno bisogno d’aiuto. Quello che arriva dalla Maestra Merkel invece, è solo uno scarica-barile. Un gioco che può e deve finire. A buon intenditor poche parole.

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