L’ITALIA NON HA BISOGNO DI TATTICHE

fabio baldassarri

DI FABIO BALDASSARRI

Ma cosa dice il governatore della Toscana Enrico Rossi? Cosa c’entra la scelta regionalista (come scrive lui nell’articolo che ho appena letto sull’Huffington post) con le modalità che si impongono per la formazione del Senato qualora passasse la riforma Boschi-Renzi così com’è? Già oggi, difatti, l’art. 57 della Costituzione recita testualmente “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di 315 sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno. La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.”
Chi è contrario alla riforma Boschi-Renzi così com’è, peraltro, non si oppone alla drastica diminuzione del numero dei senatori né all’eliminazione del bicameralismo perfetto (ovvero all’attuale duplicità di competenze Camera/Senato su tutta l’attività legislativa), né si oppone al fatto che la fiducia al governo possa essere riservata alla sola Camera. Chi è contrario alla riforma Boschi-Renzi così com’è, si oppone al fatto che non siano più i cittadini a eleggere con voto diretto i senatori (sindaci o consiglieri che siano) bensì i consigli regionali perché, se al Senato rimangono competenze condivise con la Camera sulla legge fondamentale dello Stato (ovvero sulla Costituzione), è impensabile che tale ramo del Parlamento sia un organo formato con nominati di secondo grado. Per questo molti arrivano a dire che, piuttosto, sarebbe preferibile abolirlo il Senato e lasciare i rapporti fra il governo e le regioni alla Conferenza Stato-Regioni che già esiste.
Tuttavia osservo che la discussione relativa al Senato pare, oggi, posta in primo piano quasi per distogliere l’attenzione dalla questione ben più grave dell’Italicum che, qualora rimanesse congegnato con gli attuali meccanismi, garantirebbe al primo turno un ricco premio di maggioranza a quel partito che raggiungesse il 40 % dei voti che, così, nemmeno la “legge truffa” del 1953. Con in più, qualora nessun partito raggiungesse il 40% dei voti, si procederebbe al ballottaggio fra i due che ne hanno ottenuto il maggior numero, il che potrebbe consentire di governare a quel partito che ottenesse il pieno dello scontento di dx e di sin con una ancor più misera maggioranza (si calcola che basterebbe qualcosa in più del 20% rispetto all’intero corpo elettorale degli italiani). E questa, mi pare, è una primaria questione di democrazia.
Anche la sinistra dem – bisogna ricordarlo – ha le sue responsabilità per l’approvazione dell’Italicum. Dunque tu, caro governatore, e la sinistra di governo che sembra ti appresti a rappresentare per produrre una svolta sincera, dovreste avere l’umiltà di accantonare certi puerili distinguo e unirvi affinché una eventuale candidatura alla segreteria nazionale non sembri più una questione di potere che altro, magari di quelle che metterebbero d’accordo Rossi (eventuale nuovo segretario nazionale del Pd) e Renzi (ancora presidente del consiglio). A meno che non contiate su una sconfitta politico-elettorale che permetta, il prima possibile, la fine dell’era Renzi. Ma allora, Rossi, la tua candidatura non avrebbe più il significato innovatore che in molti auspicano: si tratterebbe ancora una volta di tattica, solo di tattica, e di questo né i lavoratori, né il Paese, né l’Europa hanno davvero bisogno.

La riforma del Senato e l’interesse nazionale

L’Italia è un paese lungo e le differenze tra le sue parti sono forti ed evidenti. Penso che con i dovuti approfondimenti il dibattito al Senato deve riuscire a rendere effettivamente fruibile l’art. 116, facendone uno dei punti qualificanti della riforma….

huffingtonpost.it

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