VOLI DI STATO. QUELLA PENNETTA CHE DOVREBBE COSTRINGERE ALLE DIMISSIONI MATTEO RENZI

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

Sabato, facili profeti,  avevamo scritto:  ‘la schiacciata sulla rete di Matteo Renzi’. E’ andata molto peggio, invece. L’attuale presidente del consiglio,recandosi infatti a New York con il volo di stato e spendendo almeno 150 mila euro dei contribuenti per assistere alla finale degli Us Open tra la Pennetta e Vinci, rischia ora di doversi dimettere. Lo chiede a furor di popolo l’opinione pubblica. Tutta. Lui minimizza, parla di populismo, ma la situazione è molto, molto più grave di quel che sembri.

Non solo il web. Senza andare tra i connazionali che da sette anni  , a causa della crisi economica, rovistano tra i rifiuti in cerca di qualcosa da mangiare, basta girare per bar, supermercati o chiacchierare per strada o negli uffici pubblici, per capire che il giovanotto di Rignano sull’Arno stavolta l’ha fatta davvero grossa. Si è fatto prendere dall’entusiasmo per un selfie di troppo e per uno spottone elettorale che gli sta creando numerosi guai e ora si trova politicamente dolorante  a fondo campo.

Lui minimizza, dicevo. Ma fa male. Forse non ha nemmeno idea, chissà. Però con 150 mila euro si potrebbero acquistare 600 mila rotoli di carta igienica per le scuole che ne sono sprovviste. Con 150 mila euro, dieci famiglie indigenti avrebbero campato almeno per un anno. Si potrebbe andare avanti per ore, ma lo spreco per un volo non istituzionale organizzato per assistere alla finale di due brave ragazze che ( pare) pagano le tasse in Svizzera e in Inghilterra e che non giocavano per i colori italiani ma per loro stesse, ha fatto indignare sul serio la stragrande maggioranza degli italiani.

Tra l’altro, proprio nel 2011 e proprio da uno che in quanto a voli allegri a spese dei contribuenti non si era fatto mancare niente, i viaggi di rappresentanza erano stati ben bene regolamentati. Berlusconi infatti, con il decreto legge numero 98 del 6 luglio 2011 aveva stabilito condizioni e procedure da osservare nella gestione del trasporto aereo di stato. Basta leggersela, quella legge, per capire che di istituzionale in due trentenni che prendono a racchettate una pallina gialla c’è ben poco.

Nessun espletamento delle funzioni istituzionali, per volare a New York e vedere una finale di tennis, appare ovvio. E a questo punto  non è difficile pensare che  la corte dei conti sarà costretta ad aprire un’inchiesta per analizzare se ci sia stato o meno un abuso. Per l’opinione pubblica è scontato. Per i renziani e per il presidente del consiglio no. Ma questi ultimi si aggrappano a delle giustificazioni fragili come le ossa di un novantenne. Staremo a vedere. Quel che è certo che il giovane e impulsivo Matteo pensava con quel viaggetto di iniziare la campagna elettorale. Ora invece deve difendersi da auspicabili interrogazioni parlamentari e conseguenti richieste di dimissioni immediate.

Del resto in molti altri  Paesi, presidenti del consiglio e ministri hanno perso la poltrona per molto meno. Stavolta, a naso, giusto un miracolo potrà salvare Renzi. Quanto al costoso ed inutile aereo presidenziale che Palazzo Chigi aveva appena commissionato, l’idea comune è che lo utilizzerà un altro premier. Non è un mistero, in fondo: Matteo ormai ha le volèe contate.