NON ESSERE CATTIVO,L’ULTIMO SALUTO A CLAUDIO CALIGARI

Margiotta

DI SABRINA MARGIOTTA

Ho sempre sostenuto che per poter dire che un film mi sia piaciuto, secondo il mio modesto parere, il film deve sapermi emozionare.  Beh se di emozioni si parla questo film si può definire un opera artistica di altissimo livello. Perché ti emoziona fin dal primo momento. Fin da prima di cominciare. Quando vedi arrivare in sala la signora Adelina, mamma del compianto regista Claudio Caligari, leggi nei suoi occhi emozioni così forti che non so e non mi sento di descrivere. Il film poi ha inizio tra gli applausi fatti ai presenti e al regista Claudio Caligari che nascosto da qualche parte  nella sala grande o attraverso gli occhi lucidi di sua mamma ci sta guardando. Ostia 1995. Inevitabile non pensare al cinema su Pasolini e ad “Amore Tossico” di Caligari.  Con i suoi dialoghi in romanesco,crudi e diretti, i personaggi della borgata conquistano da subito lo spettatore.  Sono ragazzi cresciuti in strada che rubano e spacciano perché sanno fare solo quello. Che cercano di reinventarsi una professione, che cercano un riscatto per poter “non essere cattivi” ma non ci riescono.  Non ci riesce Cesare cresciuto in una famiglia dove l’ aids gli ha portato via una sorella prima, la nipotina poi. Ci prova con più determinazione Vittorio del quale il regista non ci racconta ( di proposito come dicono gli sceneggiatori) il trascorso di vita. Non si può “non essere cattivo” se sei cresciuto in borgata. Non si può neanche se lo vuoi. Il film è un susseguirsi di emozioni, in cui gli occhi del Maestro Caligari indugiano sui personaggi, interpretati egregiamente dai bravissimi Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico e Roberta Mattei. E mentre la musica li accompagna nelle loro notti brave, il rumore del mare domina un silenzio assordante nelle scene sulla spiaggia dove prende vita una battuta che è già un cult:  “Non lo guarda’ mare che te mette i pensieri”. Quante emozioni regala questo film, dalle risate, sortite da battute e gags  alla Caligari, dal dolore per la morte di una bimba innocente vittima suo malgrado dell aids, alla rabbia che ti viene quando guardi giovani vite buttarsi via con la droga, fino alla speranza di una vita nuova rappresentata da un lavoro umile o una casa al limite dell abitabile. E poi c’è la commozione che si manifesta con lacrime, tante lacrime con i quali vengono sorpresi tutti gli spettatori in sala quando le luci della sala grande del palazzo del cinema si accendono e la gente applaude ininterrottamente per oltre 10 minuti. E adesso lasceremo il posto al rimpianto. Rimpianto  per non aver saputo dare al Maestro  Claudio Caligari lo spazio che meritava nel panorama del Cinema italiano consapevoli che non potrà più regalarci altri capolavori.