NAPOLI: TU SI ‘NA COSA GRANDE

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DI ITALO CUCCI

Grande Napoli? No: grandissimo. Ha battuto la Juve e l’ha tagliata fuori dal giro scudetto. Soffrendo, nel secondo tempo, perché l’avversario non era il Bruges né la Lazio, ma una squadra che prima di chinare la testa ha speso tutta la sua forza, la sua rabbia, il suo orgoglio. Se avesse tenuto il ritmo prodigioso del primo tempo, se avesse ripetuto le sontuose giocate di Insigne e Higuain e arrotondato ulteriormente il risultato si sarebbe parlato di una Juve alla deriva: così, per chi ama il calcio e lo capisce, la vittoria ha un significato più alto e profondo insieme; dice che Sarri ha ricostruito una squadra già potente all’attacco ma smarrita in difesa portando una volta di più i protagonisti della fase arretrata a dare una prova di intesa e sicurezza che mancavano dai tempi di Mazzarri, quando gli azzurri esibivano la miglior difesa del torneo. Si possono anche discutere alcune scelte di Sarri, in particolare il ritardo nei cambi quando la compattezza azzurra s’era frantumata per fatica di gambe e di mente, ma non va dimenticato che il tecnico è a sua volta un debuttante a questo livello e tuttavia può benissimo, come dice De Laurentiis, presentarsi non solo come maestro ma come professore. Quando in sede di commento si possono esaltare le prove di Koulibaly, di Ghoulam, di Hysai e dello stesso Albiol – per non dire di Reina il Gigante – è naturale sorprendersi e rivedere le tante figuracce rimediate da un reparto ch’era fra i peggiori d’Italia. E se si possono spendere parole d’encomio per Jorginho e Allan, reggitori di un centrocampo potente e intelligente, altrettanto sorprendente e significativo, così come elogiare il totale recupero di Callejon, due stagioni fa il migliore, poi perduto nell’ombra di una crisi più esistenziale che tecnica fino a quando Sarri non gli ha restituito il ruolo naturale di padrone del campo senza sottoporlo al disagio di una concorrenza con Hamsik, a sua volta trasformato in mezzala fantasiosa e concreta insieme. E come ha recuperato Higuain, il bravo Sarri, restituendogli il ruolo naturale di esecutore brillante e feroce insieme e l’entusiasmo che aveva perduto nel Napoli prima cacciato dalla Champions eppoi mortificato da un tecnico impotente. E Insigne, ancora Insigne, sempre Insigne, augurandosi che il suo sia un malessere passeggero: un campionato fa, di questi tempi, il Piccolo Re di Napoli era umiliato dai fischi dei tifosi napoletani che oggi – pentiti – ne esaltano le qualità non solo di campione ma di leader dell’attacco, superbo suggeritore, abile rifinitore, concreto realizzatore. Ripeto: quella lunga drammatica pausa che ha visto la Juve dimezzare lo svantaggio con Lemina aggiunge valore all’impresa del Napoli che ha piegato la difesa già più potente, il portiere già più forte e quel Pogba che il 20 ottobre del 2012 aveva conquistato l’attenzione del calcio italiano realizzando un gran gol proprio contro il Napoli: era nata una stella, quella sera, mentre al San Paolo sembrava annunciare il tramonto dopo un’estate di chiacchiere e miliardi. Se manterranno la modestia che è stata nutrita da un grande lavoro impostogli da Sarri, gli azzurri potranno finalmente diventare protagonisti assoluti del campionato. Battuta la Juve Grande Nemica si dedichino, ora, dopo l’amara pausa di Carpi, a conquistare la provincia.

Italo Cucci

DAL ROMA 27/9/15