TRIBUNALE DI RIMINI: UN ANNO E 4 MESI RECLUSIONE + 5 MILA € DI MULTA AD UN PADRE PER AVER DATO DEL “FANNULLONE ” AL PROPRIO FIGLIO

chiara farigu

DI CHIARA FARIGU

Questa sentenza ha dell’incredibile. E la dice lunga sul perché e sul per come siamo arrivati ad un punto di non ritorno. È mai possibile che un PADRE, colui che generato un figlio, lo cresce, si spezza la schiena in due, tre e più parti, lo ama più della sua vita, si preoccupa del suo futuro e della sua felicità, dinanzi ad un percorso fallimentare scolastico e comportamentale del proprio figlio non possa permettersi di dargli non dico una sonora lezione (e Dio sa quanto ci vorrebbe) ma almeno un rimbrotto, un fugace disappunto quale appunto può essere stato quel “FANNULLONE” proferito in un momento di rabbia?

Secondo questo giudice sui generis, pare proprio di no. Dare del “fannullone, buono a nulla” ad un figlio sedicenne, tutto social e videogiochi, con tre bocciature alle spalle e poca voglia di studiare (e si presume anche di lavorare) significa infliggere al “povero scavezzacollo” dei veri e propri maltrattamenti psicologici, punibili secondo l’ articolo 572 del codice penale.

«Per me si trattava di un modo per educarlo. Volevo che scegliesse la sua strada, se uno vuole studiare deve applicarsi – ha chiarito l’ uomo, e, soprattutto, volevo scuoterlo dall’ unico interesse che aveva, quello per i videogiochi». Niente da fare. Per il giudice il comportamento esecrabile è del padre. E’ lui che va condannato e non quel “buono a nulla” social-dipendente o, come si diceva ai miei tempi, “mangia pane a tradimento”.

Siamo sicuri che sia questa la via migliore per educare questa gioventù priva di interessi e di valori che non sia lo smartphone di ultima generazione?
Ma che tipo di giustizia stiamo conoscendo? Genitori condannati, nel pieno esercizio delle funzioni educative (qui non ci sono maltrattamenti o violenze fisiche); diritti impunemente calpestati che non vengono riconosciuti; valutazioni scolastiche (bocciature/sospensioni) che vengono ribaltate; connivenze politiche per far passare e digerire provvedimenti capestro …DOVE STA PIU’ LA GIUSTIZIA?

Una domanda sorge spontanea: se un PADRE viene condannato per aver appellato il proprio figlio con “fannullone”, quale condanna avrebbe dovuto subire la ministra dell’istruzione quando ha definito un’intera categoria di onesti lavoratori “FANNULLONI, SQUADRISTI, ABULICI” solo perchè rivendicava, giustamente, dei diritti fondamentali che lei, coi  governanti di turno, si apprestava a demolire con sprezzo e arroganza?
Minimo il carcere a vita con il lancio della chiave in fondo al mare. In quanto alla sentenza, pollice verso, che difende l’indifendibile, e doppio pollice verso a cotanto figlio che anzichè rendersi degno del rispetto, dell’affetto e dei sacrifici del padre ha pensato bene di portarlo in tribunale per tutelare la sua inettitudine.

Dice “fannullone” al figlio: il giudice lo condanna al carcere e a 5mila euro di multa – Italia…

Immaginate un padre, uno di quelli all’ antica, con poca istruzione, la voce grossa e la schiena rotta dal lavoro. Immaginate ora un figlio, sedicenne ai giorni nostri, tutto…

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