BOCCA DI ROSA’. FEMMINILE PLURALE

titti de simeis

DI TITTI DE SIMEIS

Donne, ancora nel mirino: secondo alcuni studi, diffusi da un famoso quotidiano francese, nella fase del corteggiamento la seduzione è paragonata alla prostituzione. Il corteggiamento sembra essere, cioè, una forma di ‘adescamento’ in cui la donna si mette in mostra e l’uomo le promette (velatamente) una ‘ricompensa’, fatta di fiori, cene a lume di candela, drinks, gioielli o qualsiasi altro cadeau. L’articolo spiega inoltre che la donna può accogliere il corteggiamento ma non iniziare alcuna relazione, la prostituta invece, una volta accettato lo scambio in denaro, non può più tirarsi indietro. L’uomo, nella fase di corteggiamento spenderebbe molto di più che per una notte di sesso: l’idea di ‘compravendita’ metterebbe, quindi, sullo stesso piano le donne ‘normali’ e le prostitute, giacché, in una cultura di stampo maschilista come quella in cui (ahimé) non abbiamo mai smesso di vivere, il loro ruolo è quello di conquistare, sedurre dietro ricompensa, qualunque essa sia. Il paragone mi sembra decisamente azzardato. Stiamo parlando di donne che vivono la carrellata romantica di incontri e fiori, cene a lume di candela, regali, film, il preludio cioè, ad una storia che lascia intravedere del sentimento, almeno come accade il più delle volte. In ogni caso non una ‘compravendita’. Secondo questa bislacca lettura, invece, ogni donna sarebbe da considerarsi una prostituta. Cerchiamo di capire: nel gioco del corteggiamento, in ogni specie animale, il maschio propone e la femmina ‘sceglie’. Quindi, essendo anche l’uomo un animale, e seguendo anch’egli i comportamenti naturali delle origini, prima della fase dell’accoppiamento e della riproduzione svolge, come i suoi fratelli di creazione, i riti del caso. Però, se si spende in galanterie, in doni e in serenate da ugola d’oro, la sua ‘femmina’ diventa una prostituta. Che dire? Dando credito a questi studi, migliaia di mogli e madri, potrebbero sentirsi ‘offese’ e tante altre donne sarebbero senza ombra di dubbio, almeno, contrariate. Personalmente, provo molto rispetto per le prostitute, vittime di una condizione di bisogno e di assoggettamento che le costringe ad un mestiere umiliante come pochi, quindi, avventurarsi in un simile confronto è, fin troppo, fuori di senno. E, alla luce di questa ‘attenta’ analisi, penso sia naturale chiedersi: in che modo un uomo dovrebbe corteggiare una donna senza farle perdere l’onorabilità? Come avverrebbe, pertanto, la conoscenza? Mandandoselo a dire, ‘destinandosi’ in culla, per procura, incontrandosi di tanto in tanto in presenza di parenti, o via internet alla luce della tecnologia ma sotto stretta sorveglianza, affinché nessun complimento o avance possa compromettere l’integrità della donna stessa? Trovare un filo logico che ci faccia uscire da questo intrico è, davvero, difficile. Fuori dal dubbio possiamo affermare che il corteggiamento non può inserirsi, assolutamente, in alcuna sfera di compravendita. E’, infatti, il momento in cui si cerca di superare i confini di noi stessi per varcare la soglia di un’altra persona e attirarla a noi, farle la corte, lasciarle capire che ci piace e che, forse, sta nascendo qualche sentimento. E’ una fase importante e delicata, una danza di emozioni e di attese, di desideri e timori, un gioco di reciproca sfida e seduzione. Una partita a due, uno scambio di intese, di risposte, di domande e di conoscenza. Tutto in due, nessuno vende e nessuno compra. E’ darsi l’un l’altro, avvicinarsi facendo un passo ciascuno. Oggi, peraltro, sono le donne a corteggiare con maggiore frequenza, motivo per cui l’impalcatura dello studio in questione verrebbe smontata con maggiore facilità. Insomma: sembra l’ennesima provocazione mediatica, un’altra notizia arredata ad arte per conquistare un posto speciale tra i tanti articoli di normalità quotidiana. Un suono diverso per attirare l’attenzione, per pilotare il lettore verso la curiosità dell’insolito, per generare polemica: c’è veramente poco che lasci spazio ad una seria analisi sociologica. E’ un’idea abbastanza sconnessa per incoraggiare un approfondimento razionale. Il gioco del corteggiamento ha, nella seduzione, la sua alleata prescelta, la sua complice di espedienti, di fantasie, di gesti e parole: nulla di volgare. La prostituzione è tutt’altro e lo sappiamo bene. Lo sanno bene le donne che la vivono, la subiscono, ne soffrono e la detestano. Loro sanno cosa significa, lo sanno perché ne vivono le brutture, lo squallore, la vergogna: sensazioni, queste, senza parentela alcuna con il corteggiamento, la seduzione e la conquista. Sono stanze inabitabili, di assoluta inospitalità, di acuti compromessi e sofferenza. La prostituzione vive così, vive di questo. Una donna che sceglie la corte di un uomo, invece, è completamente libera, non si vende a nessuno e non è comprata. E’ desiderio, non oggetto. Non si lascia conquistare, decide di essere conquistata. La sua strada non ha nessun divieto, non fa paura. E il corteggiamento le fa piacere, la fa sorridere, e non la ‘paga’, mai. La ripaga forse, in emozioni, in storie da raccontare, da ricordare, da rileggere e da saper aspettare.

foto di Titti De Simeis.