IL CANONE RAI E’ ODIATO PERCHE’ LA RAI NON PIACE PIU’

Marco Sisi

DI MARCO SISI

“Non tutti i possessori di un televisore sono possessori di un contratto elettrico e non tutti i possessori di un contratto elettrico sono possessori di un televisore” (Chicco Testa). Vero, nel senso che probabilmente ci sono quattro televisori a batteria in tutta Italia (e che comunque anche le batterie ogni tanto si ricaricano). Vero come il fatto che tutti noi paghiamo 2.1 euro all’anno per sovvenzionare le Ferrovie anche se non andiamo in treno.

L’errore principale è che la RAI dal 1976 è diventata ostaggio dei partiti, e non solo. Non trovo nulla di strano nel pagare un canone per un servizio radiotelevisivo pubblico degno di tale nome, come accade nei paesi civili. Anzi, se fosse possibile eliminare l’evasione, entrerebbero risorse sufficienti per completare riforma e ammodernamento, magari rinunciando anche a un po’ di pubblicità e alla ricerca spasmodica di audience anche attraverso trasmissioni insulse. Certo, il primo passo deve essere quello di trasformare l’Azienda eliminando sprechi di ogni genere e raccomandati incapaci iperpagati che al momento rappresentano una zavorra e non una risorsa. C’è bisogno di meritocrazia anche qua dentro. Da qualche parte occorre cominciare. I segnali per ora non sono incoraggianti, e questo mi è ben chiaro.

Tutto il ragionamento ovviamente si dovrebbe basare anche su un fatto che nessuno di noi ha ancora approfondito perché l’Italia in questo settore è in ritardo di decenni, grazie all’incapacità di politici e di dirigenti delle aziende radiotelevisive pubbliche e private: l’offerta satellitare e via internet sta per allargarsi a dismisura, non sarà gratis e quindi anche il classico “digitale terrestre” dovrà ridimensionarsi e abbassare le proprie pretese. E noi dovremo rassegnarci, se vogliamo continuare a vedere certi film e certe serie tv, a pagare ben più dei canonici 113 euro di adesso.

Non sto certo difendendo tutti i cavilli escogitati dagli azzeccagarbugli nel corso degli ultimi decenni pro o contro il canone RAI. E’ giusto che ci sia, anzi, ci deve essere un servizio pubblico radiotelevisivo. Sono stato fra i pionieri delle radio e tv libere e tutti noi sostenevamo che fra la RAI e le emittenti private doveva instaurarsi una collaborazione e non una concorrenza (che ha portato al peggioramento della qualità complessiva dell’offerta). Non mi piace il fatto che uno paghi per essere il possessore di un apparecchio atto a ricevere programmi radiotelevisivi. Ritengo giusto che invece lo Stato garantisca il funzionamento di un’azienda che possa fornire informazione e programmi di qualità. Prima della riforma, monopolio oppure no, sta di fatto che la RAI era amata da tutti. Adesso il canone è uno dei balzelli più odiati.