C’ERA UNA VOLTA IL PCI-PDS-DS

giovanni paglia

DI GIOVANNI PAGLIA

 

C’era una volta il PCI-PDS-DS, un giorno malamente finito senza alcun pensiero alle spalle. Arrivó il PD, per essere un indistinto al servizio di un nuovismo nato vecchio e al seguito dei soliti noti.

Poi Bersani provó a riallacciare i vecchi fili, ma forse perché erano già laceri, forse perché erano ormai inafferrabili, perse la presa e finì gambe all’aria.

Ora anche per i più refrattari sarebbe ora di prendere atto che quel partito è un accrocchio male assortito di bande e interessi, che generano un personale politico vuoto di valori e idee quanto pieno di arroganza.
Non basta a mascherare questo fatto l’impegno dei militanti che ancora resistono nelle feste dell’Unità.

Non basta qualche degnissima personalità, che finisce puntualmente travolta, emarginata o esibita come una figlia di fico.
A me questo dice Roma, fino a un anno fa sventolata come manifesto di un’alternativa a Renzi, finita con Marino prima sbranato dai suoi tutti e poi abbandonato.

O Bologna, dove il sindaco “di sinistra” in due giorni decide di passare dal riallaccio dell’acqua allo sgombero di Atlantide, al licenziamento di Ronchi, al vuoto pneumatico di relazione e di pensiero.
Potrei andare avanti, ma mi fermo qui.

Qualche giorno fa un PD-qualcosa bolognese parlando della sinistra locale ha detto che 10 nani non fanno un gigante.
Può essere, ma possono fare una squadra, mentre i piedi d’argilla del gigante mostrano crepe vistose. Meglio esserci lontani quando schianta.