SENZA STRANIERI, CACIA SAREBBE SEMPRE STATO TITOLARE IN SERIE A

Zagnoli

DI VANNI ZAGNOLI

Daniele Cacia è uno dei centravanti più continui del calcio italiano. Senza i due gravi infortuni sarebbe stato primattore in serie A, come per esempio Michele Padovano, rivelatosi a Cosenza e poi fra i bomber più continui degli anni ‘90.

Anzi, senza gli stranieri che monopolizzano il ruolo, Cacia sarebbe stato titolare fisso: fra il ’68 e l’80, con il blocco delle frontiere, si affermarono bomber di classe e forza decisamente inferiori. Il suo score in B parla di 8 gol nella Pistoiese, 10 anni fa, poi 34 in 3 stagioni al Piacenza. Le 4 reti in 27 gare con la Reggina rappresentano un flop raro, nella sua carriera. Poi 17 reti nel Piacenza, comunque retrocesso, 11 a Padova, e 24 nel biennio a Verona. E anche le 11 della scorsa stagione hanno contribuito al ritorno in serie A del Bologna. E adesso insegue i playoff l’ambizioso Ascoli, ripescato.

Cacia, da 8 anni vive con Vanessa, nativa di Corigliano Calabro.

“Abbiamo casa a Piacenza, intanto vivo ad Ascoli. Quasi 4 anni fa, mi ha dato un figlio, Nicolò. La mia famiglia è ancora nel quartiere Sant’Elia, a Catanzaro: i genitori Massimo, 60 anni, e Anna, 56, sono in pensione, mentre mio fratello maggiore Maurizio, 37 anni, lavora al centro commerciale Le Fontane, a Catanzaro Lido, per la gioia anche della figlia Beatrice, 12 anni”.

Nell’Ascoli ha già segnato un gol. Qual è l’obiettivo stagionale?

“Arrivare prima possibile alla salvezza e poi tutto quanto venisse sarebbe una gioia. La società si è mossa molto bene sul mercato, bisogna però considerare che da matricola non è semplice affermarsi”.

Come si lavora con il tecnico campano Petrone e con il presidente Bellini, canadese di origine ascolana?

“L’ho conosciuto proprio il giorno della mia presentazione, mi ha fatto subito una grandissima impressione: è alla mano, che tiene molto alla sua squadra. Con l’allenatore lavoro da poco, gestisce un gruppo formato  in ritardo per il ripescaggio, ci alleniamo tutti insieme solo da una decina di giorni”.

Sostiene Walter Novellino, suo allenatore a Reggio: “Sullo stretto Cacia visse l’annata più negativa della carriera”.

“In effetti fu disastrosa per tutti, nonostante il subentro di Ivo Iaconi e poi di Roberto Breda. Eravamo forti, fallimmo rischiando la retrocessione”.

C’è ancora qualcuno, della sua Reggina?

“No. Sottolineo peraltro la carriera di Simone Missiroli, all’epoca mio compagno di camera. E’ alla quinta stagione al Sassuolo e si è consacrato anche in A, arretrando un po’ il raggio d’azione”.

Come valuta gli amaranto di oggi?

“Non sono giudicabili. La squadra che tutti conoscevano non esiste più perchè ha mollato il suo capo, Lillo Foti. Ora non conosco la nuova società, anche se sono certo che proverà a tornare ai livelli di competitivà mantenuti per un quarto di secolo”.

A 33 anni, il Bologna ha confermato Domenico Maietta, crotonese di Cirò Marina.

“Mimmo viene da una grande stagione, ha meritato la permanenza, mi dispiace in questo momento stia trovando poco spazio”.

Ha 33 anni anche il crotonese Francesco Modesto. Può raggiungere la serie A, con i pitagorici?

“E’ difficile, sì, ma non impossibile. Carpi e Frosinone ce l’hanno insegnato lo scorso anno”.

Anche Torromino e Leto sono profeti in patria, mentre De Giorgio è di Praia a Mare.

“Non li conosco personalmente, di certo l’avvio rossoblù è stato molto positivo”.

Da catanzarese, come valuta i giallorossi guidati da Massimo d’Urso.

“Non ho mai giocato nel Catanzaro, eppure lo tifo e so quanto rappresenta per la città. Alla mia nascita, era ancora in serie A, la passione della gente per quei colori è notevole. Adesso lo seguo di meno, in quest’inizio stagione ha qualche difficoltà, spero che si possa rialzare presto”.