L’ECONOMIA EUROPEA, TRA POTERE D’ACQUISTO DELLE FASCE PIU’ DEBOLI E RILANCIO DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI

stefano sylos labini

DI STEFANO SYLOS LABINI

 

Finalmente si inizia a capire che dall’Europa non verrà niente di buono per rilanciare l’economia e che bisogna procedere in modo autonomo senza però uscire dall’euro. Innalzare il deficit pubblico per finanziare una manovra espansiva è una strada da prendere in considerazione ma non è l’unica.

Un’altra possibilità sarebbe quella di emettere titoli pubblici agganciati alle tasse che hanno un controvalore monetario sicuro ma che non generano debito al momento dell’emissione perché non sono venduti sul mercato per prendere soldi.

E’ la proposta della moneta fiscale che abbiamo lanciato mesi fa con Biagio Bossone, Marco Cattaneo e Enrico Grazzini: i certificati di credito fiscale che danno diritto a sconti fiscali dopo due anni dall’emissione e che appena emessi possono essere usati come strumento di pagamento per acquistare merci e servizi.

Quando il saggio dell’interesse sui titoli pubblici supera per molti anni il saggio di aumento del reddito, l’onere per interessi diventa soffocante e si pone il problema della conversione, libera o forzata, del debito pubblico.

Per evitare problemi di sostenibilità, un aumento del reddito pari a zero richiederebbe, a rigore, un interesse nullo, mentre una diminuzione del reddito richiederebbe un interesse negativo.

Oggi il tasso d’interesse sui titoli pubblici a 10 anni è pari all’1,6 %, mentre il tasso di crescita del Pil nominale è dell’1% (il Pil reale cresce dell’1% mentre l’inflazione sta a zero).

Ciò significa che i bassi tassi d’interesse non saranno sufficienti a riportare il rapporto tra debito e reddito su un sentiero di sostenibilità se il reddito non crescerà in modo più consistente.

E il reddito potrà crescere di più se quella fascia della popolazione in grave difficoltà, che oggi si aggira intorno al 30%, avrà a disposizione un maggiore potere d’acquisto per aumentare la spesa in beni servizi: si tratta della parte di popolazione che ha le maggiori potenzialità di espandere i consumi e che non riceverà mai prestiti dalle banche perchè non è in grado di offrire garanzie adeguate.

Da qui l’idea di assegnare una carta fiscale caricata con titoli fiscali (il cui controvalore monetario è agganciato alle tasse) che non creano debito al momento dell’emissione perchè non sono titoli venduti sul mercato per prendere soldi. Il vincolo è quello di spendere tale potere d’acquisto entro un anno altrimenti la carta sarà annullata.

Solo garantendo potere d’acquisto alle fasce più deboli e rilanciando gli investimenti pubblici sarà possibile rimettere in moto l’economia creando occupazione e rendendo sostenibile il debito pubblico.