PARIGI: GUERRA GLOBALE E TERRORE LOCALE

Università degli Studi del Molise

DI ALBERTO TAROZZI

 A Parigi si è verificato ieri il più clamoroso esempio di coniugazione geopolitica.Da un lato una guerra globale, quella tra l’ Isis e un fronte disarticolato e contraddittorio, che va dalla Russia al governo siriano, dagli Usa all’Iran, dall’Europa a una timidissima Israele. Dall’altro un terrorismo strisciante, costituito da foreign fighters che possono disinvoltamente spostare il proprio raggio d’azione dal Medio Oriente alle città europee. La guerra globale richiede lucidità strategica e rinuncia a interessi particolari, pena azioni che stuzzicano il nemico senza ferirlo in maniera significativa. Il terrore locale non può essere combattuto in maniera frontale o nel nome di una civiltà superiore. Questo errore la Francia lo sta pagando tragicamente, non solo con gli attentati , ma con la crescita esponenziale della militanza integralista al suo interno. Forse qualcuno dovrebbe spiegare ad Hollande che chiudere le frontiere farebbe ridere, se non ci fosse da piangere: basti pensare che lo Stade de France si trova a S. Denis, a pochi metri da una banlieue nera che rappresenta uno dei serbatoi di reclutamento principali dell’Isis nell’area metropolitana parigina. I militanti Isis in Francia sono 1500. il loro aumento percentuale in un anno è stato dell’80%. Il reclutamento avviene spinto da un’offerta crescente degli aspiranti, molto più forte della domanda dei reclutatori. La Francia è oggi l’esempio più significativo di quanto l’occidente non doveva fare: missioni belliche all’estero alla Sarkozy, sgangherate e sganciate da una qualsiasi logica di coalizione; assimilazionismo presuntuoso e sordo all’interno, fideisticamente fiducioso nella inevitabilità della propria supremazia. Come al solito chi paga sono gli innocenti.

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