IO STO CON LUIGI CIOTTI

claudio fava

DI CLAUDIO FAVA
Capisco, e riconosco, il dolore dello strappo tra Franco La Torre e Luigi Ciotti, la sofferenza di entrambi, il costo umano che devono e dovranno pagare. Ma non mi sento neutrale. E sto con don Ciotti. Perché le asprezze del carattere (di Luigi, di tutti, di ciascuno di noi) sono poca cosa di fronte al lavoro che Ciotti (Ciotti, amici, non solo Libera) ha fatto e sta facendo per questo paese svogliato.
Senza Ciotti non ci sarebbero alcune leggi fondamentali che, per pigrizia e prudenza, tre generazioni di parlamentari non avevano mai avuto il coraggio nemmeno di immaginare. Senza Ciotti (senza Libera, senza la firma di un milione di italiani) i beni confiscati ai mafiosi sarebbero ancora tenuti sotto chiave, come al monte dei pegni, altro che uso sociale! Senza Ciotti (senza Libera, senza il lavoro di migliaia di militanti) non ci sarebbero cooperative di ragazzi che producono vita, lavoro, dignità gestendo terreni e aziende che altrimenti sarebbero crepate nell’indifferenza dei giusti e nel tripudio dei mafiosi.
Se non ci fosse stato Ciotti, scrivo: altrimenti sarei un ipocrita. Quelle battaglie, quelle riforme, quelle testimonianze camminano oggi sulle gambe di tanti ma il primo che se l’è messe sulle spalle è stato lui. Da solo. Lo si rimprovera di miopia rispetto ai fatti romani e palermitani? Si accusa Libera di non aver capito per tempo le miserie che hanno poi svelato i giudici (e le loro intercettazioni)? Allora mi sento colpevole anch’io. Di non aver capito, di non aver coltivato abbastanza il sospetto sulla signora Saguto che mandava gli uomini della sua scorta a comprarle il filo interdentale mentre moltiplicava pani, pesci e consulenze per amici e famigli. Di non aver intuito abbastanza sui giullari, i corrotti e i meschini del mondo di mezzo che tracimavano nelle giunte e nei consigli romani (e che hanno lambito anche il mio ex partito). E per questo vizio collettivo d’ignoranza e di ingenuità vogliamo mettere la croce addosso a Libera e a Ciotti? Troppo comodo.
In un tempo in cui le mitologie dell’antimafia fabbricano e custodiscono carriere, privilegi, presidenze, il primo (l’unico) a non parlare più di vaga legalità e di genericissima lotta alla mafia, il primo (l’unico) a pretendere di declinare il tema della responsabilità è stato Ciotti. Aiutandoci a rivedere il nostro dizionario, la nostra grammatica civile, la qualità del nostro sguardo. Possibile che di tutto questo non resti traccia? Che il dibattito su Ciotti e su Libera si accenda solo per il tono di un sms? Possibile. Ma ingeneroso. Per Luigi Ciotti e per questo paese sfasciato e smemorato. Che senza il lavoro di Libera e di don Luigi sarebbe oggi molto più sfasciato, molto più smemorato.