ZUCKERBERG E IL MONDO MIGLIORE

titti de simeis

  DI TITTI DE SIMEIS

È nata sua figlia Max e Mark Zuckerberg si è accorto di quanto, il mondo che lasceremo ai nostri figli, necessiti di urgenze irrimandabili. Per questo motivo, insieme a sua moglie, ha deciso di aderire al “The Giving Pledge”, progetto fondato da Warren Buffet e Bill Gates, grazie al quale le persone particolarmente facoltose possono devolvere il 50% del loro patrimonio in iniziative filantropiche. Zuckerberg è andato oltre donando, invece, il 99% delle sue azioni del gruppo, per un valore di 45 miliardi di dollari. Ha comunicato la notizia tramite una lettera ‘indirizzata’ alla figlia e pubblicata sul suo (neonato) profilo Facebook, con la quale annuncia di aver creato la ‘Chan Zuckerberg Initiative’, una Onlus il cui obiettivo è aumentare il potenziale umano e promuovere l’uguaglianza, passando attraverso la costruzione di una comunità forte, una buona istruzione e la possibilità che tutti accedano a internet, anche coloro ai quali tale possibilità è, ancora, negata. E’ proprio vero che diventare un genitore cambia la vita o, comunque, ce la fa vedere con occhi nuovi mettendocene in rilievo le fratture, i disagi ed ogni mancanza. Sì. Fa sentire, molto forte, la necessità di rendere il mondo più giusto. “Come tutti i genitori vogliamo che tu cresca in un mondo migliore rispetto al nostro. Faremo la nostra parte e non solo perché ti amiamo, ma perché abbiamo una responsabilità morale di fronte a tutti i bambini della prossima generazione”. Zuckerberg giustifica il suo gesto come segno di ‘responsabilità morale’ nei confronti di tutti i bambini delle generazioni future e, perciò, la sua iniziativa ha avuto, da subito, un posto in prima fila, un passaparola mondiale e i riflettori più potenti, addosso. Un uomo come lui che fa beneficenza, ‘illuminato’ dalla nascita di sua figlia: è un clamore prevedibile e, ovviamente, magistralmente previsto. Il suo è, e resterà, un impegno degno di lode e di approvazione, ma può anche apparire una forma di pubblicità vestita ‘di buono’, un boomerang che farà ritorno a casa Zuckerberg portandovi rispettabili vantaggi e un riflesso non da poco. Il fatto è che la beneficenza, nel suo genere, è molto discreta, silenziosa, cammina all’ombra e non ama il chiasso. Fa del bene ma non lo dice, lo tiene per sé e non lo pubblicizza. In questo caso, invece, è fin troppo mediatica, da prima pagina, da standing ovation, oserei. Di sicuro aprirà la strada a nuove opportunità incentivando la comunicazione: “Una delle maggiori opportunità per la tua generazione – continua a scrivere – è quella di concedere a tutti l’accesso a internet”, che significa “istruzione per chi non vive vicino a una buona scuola. E’ così importante che per ogni 10 persone che vi guadagnano l’accesso è creato un posto di lavoro”. Il papà di Facebook intende, cioé, migliorare le condizioni di vita dei meno fortunati promuovendo l’istruzione e la conoscenza. E sia. Ad una grossa fetta di pubblico, però, questa generosità urlata e sbandierata ‘urbi et orbi’ lascia molto a desiderare. Talmente poco discreta, da non trasmettere la credibilità che ci si aspetterebbe. Ma, si sa, i magnati sono abituati a fare le cose in grande, le belle e quelle meno belle, amano la ribalta e i titoli a piena pagina e, certe abitudini non si cambiano da un momento all’altro. Mettiamo anche in conto che avere un figlio è una fonte di gioia incontrollabile e, semplicemente, fa andare fuori da ogni recinzione, da ogni equilibrio avendo, soltanto, tanta voglia e bisogno di farla esplodere. Ci sta. E dare agli altri, (bambini e non), parte di ciò che si possiede per condividere un po’ della propria fortuna è un’esigenza che fa stare bene. Ed anche questo è comprensibile. Ma è il sentore di ‘buonismo’ che stona in tutta questa faccenda. Una sorta di ‘conversione’ che fa storcere il naso ai meno sentimentali, frugando oltre e cercando il vero significato di questa ‘pensata’. La domanda che freme è: con tutti i problemi che ci preoccupano, che ci negano il pane ed il domani, quello della comunicazione in rete merita tanta attenzione e impegno economico? La risposta arriva, ma corale e senza ‘veli’: è solo un ottimo investimento, travestito da filantropia ed altruismo. Stando così le cose, il futuro migliore per i nostri figli pare, ancora, davvero molto lontano.
Piccola Max, siamo felici che tu sia venuta al mondo. Presto sentiremo parlare, anche, di te. Speriamo in meglio.

foto di Titti De Simeis.