RETE EUROPEA DI DONNE

 

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DI LAURA CIMA

La legge spagnola sull’aborto minacciata in Spagna dalla destra e la risoluzione Estrela bocciata al Parlamento Europeo, con il voto anche di due europarlamentari eletti dal PD e oggi ricandidati, hanno dato il via ad una mobilitazione europea che si sta allargando e pare segnare un nuovo protagonismo femminista sui temi dell’autodeterminazione e della sessualità che sembravano tornate in secondo piano rispetto alle difficoltà materiali che la crisi ha provocato insieme all’ aumento dei femminicidi e delle violenze.

In Italia in realtà la mobilitazione non si era mai fermata perché si è ulteriormente aggravata la situazione causata dai medici obiettori: soprattutto al Sud in molte situazioni non e’ garantita la applicazione della 194.

Il governo Renzi, nella persona del sottosegretario Toccafondi ha bloccato il programma UNAR contro le discriminazioni relative all’orientamento sessuale e l’identità di genere. La ministra Lorenzin si sta studiando un piano per la fecondità per farci fare fare figli come si faceva nell’era fascista.

I gruppi Prolife e le “sentinelle silenziose” hanno intensificato le loro iniziative omofobiche e contro la 194 e  manifesteranno oggi a Milano insieme. Bergoglio aggiunge alla condanna alla pedofilia, reato diffuso tra i suoi preti, l’aborto definendolo “delitto abominevole” e accusando le donne di reati contro i bambini equiparabili. Un attacco senza precedenti che passa sotto silenzio.

La nostra non può essere solo una risposta difensiva ma dobbiamo fare insieme un salto politico e organizzativo.

E’ stato un tamtam in rete che ha fatto ripartire in tante città europee manifestazioni e contatti. Si sono così iniziate a collegare le varie città e i gruppi che hanno manifestato in Europa. A Milano, i gruppi che avevano dato vita ad usciamo dal silenzio, le grandi manifestazioni di una decina di anni fa,  hanno ospitato una ricca discussione.

Alla mia età, dopo cinquanta anni di presa di coscienza e di liberazione, in una fase della vita in cui l’autodeterminazione per la maternità non è più una questione di cui occuparmi direttamente e  sulla sessualità ho meno cose da condividere con le donne giovani che si appassionano alla cultura queer, transgender e postporno. Ma ho qualcosa da dire rispetto alla nostra dignità e alla necessità di invadere i luoghi dove si decide con la nostra cultura.

Tutte insieme al di là delle appartenenze e delle differenze generazionali ma ciascuna partendo dalla propria esperienza e dalla propria situazione per diventare più forti e capaci di orientare la società sui nostri valori.

Un salto politico perchè il contesto è profondamente modificato rispetto a cinquantanni fa quando cominciammo a prendere coscienza della nostra oppressione ma il patriarcato non è morto ed oggi si manifesta con le grandi intese tra la sinistra la destra e il centro, tra lo Stato e la Chiesa, complici molte donne che abbiamo fatto entrare nelle istituzioni grazie alla nostra forza e alla rivendicazione del 50&5o. L’uso che fanno i fratelli riuniti di donne gregarie non lo possiamo tollerare ma dobbiamo anche porci il problema politico del che fare al di là della piazza e del nostro privato.

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