I COLORI DI UNA MASCHERA: ENERGIA E MATERIA

 

giovanna mulas

DI GIOVANNA MULAS

 

Davvero mi affascina la Teoria delle Cento Scimmie, riportata dallo scrittore inglese Lyall Watson;penso che, come esiste una inequivocabile evoluzione personale, può esisterne una collettiva, da branco: insieme compatto di energie consapevoli attivate da uno scopo comune. La mente, come scritto da Bruce Lipton, può modificare DNA e materia? Un numero adeguato di esseri convogliati sullo stesso obiettivo, sull’apprendimento della identica capacità, che origina un’influenza pronta a divulgarsi in tutta la dimensione di appartenenza. Toccato il quorum, lo scatto evolutivo della specie non è altro che una inevitabile conseguenza energetica.

L’idea del trucco, l’abito per il palco. Pensavo ad una ‘moderna sacerdotessa’, almeno per quanto concerne la veste che ho cucito e ricamato con le mie mani, in modo spartano e per scelta precisa. Il trucco volevo riportasse alla mente i colori di guerra utilizzati nelle tribù indigene: nero e oro, arancio, bianco come epifania divina, rosso. Sappiamo che nelle antiche civiltà l’utilizzo del colore è sempre stato fenomeno legato al possesso di poteri magici; pare che l’arcobaleno rappresentasse un ponte che legava la sfera spirituale del mondo (l’alto) e quella materiale (il basso). Si pensi allo Ziqqurat, in Mesopotamia, tempio dedicato alla divinità: ogni piano era di colore diverso e dedicato ad un pianeta differente, i quattro angoli dell’edificio erano orientati verso i punti cardinali (visione degli astri come determinazione del destino). I colori, tra l’altro, devono rappresentare un urlo silenzioso: “io sono la Terra, porto morte e vita, respiro della-nella tua emozione…”.

Ma ciò che occorre apprendere è il non temere la morte, proprio come altra faccia, necessaria per Natura, di stessa medaglia. Qui la ricerca/proposta di scatto evolutivo; l’inevitabile conseguenza energetica. Nell’Indiano Lakota, l’utilizzo del Rosso rappresenta il ciclo del Sole, essere nelle sue grazie; lo Sciamano si dipingeva viso e corpo di rosso. Le proprietà delle sostanze rosse erano essenzialmente di protezione e difesa; attraverso l’immersione del corpo o parte di esso nel sangue di un animale sgozzato, si credeva che si potesse giungere alla purificazione. E’ simbolo di guerra, profondità, riporta all’eccitazione orgiastica delle antiche dee, al loro rapporto estremo con la Natura Madre. Cingo il polso con un laccio di pelle nera ornato di un ciondolo rotondo, realizzato e dipinto da un artigiano delle Isole Canarie. E’ in ceramica, mi è stato donato da un’amica e sorella poeta canariense: riproduce fedelmente i graffiti ritrovati all’interno dell’antichissima Cueva Pintada dove anni fa, in occasione di una visita, avvertii un’energia molto potente, positiva.

Ma in cosa consta il rapporto tra energia e materia? In seguito seppi dalle Guide che la Grotta è punto di riferimento sciamanico nel mondo (ne ho scritto in ‘Nocturno Oltre Confine’, diario di viaggio in America Latina, Amazzonia, Isole Canarie). Altri due lacci lego al polso: i ciondoli di entrambi ritraggono, seppure in riproduzioni diverse e stilizzate, la Dea Madre. Li ho voluti realizzati in argilla cotta da mio figlio Fabio, lo scultore di famiglia. Amo molto il nero, che uso in abbondanza durante le performances. Colore e simbolo del principio, è regressione e morte, fecondità: l’immagine della Genesi è sempre stata associata a quella di ‘Caos’; soltanto vuoto e tenebre. Il nero è colore della sintesi universale, del Nulla eppure il Tutto, dell’ignotocarica creativa, intelligenza della costruzione (in Egitto Osiride ed in genere la figura maschile sono neri, simboli di fecondità, legati allo straripamento del Nilo e alle proprietà del limo). Cfr. Lia Luzzatto e Renata Pompas: “…Nero come colore matrice, utero gestazionale da cui nacquero i mondi. Nella mitologia le grotte sono i luoghi in cui si comunica con gli dèi…” .

Rapporto tra energia e materia dunque, ancora la Teoria delle Cento Scimmie. E’ il 1952, nell’isola di Koshima viene compiuto, da un gruppo di scienziati, un esperimento singolare. La scimmia giapponese Macaca fuscata, allo stato selvaggio, viene posta sotto osservazione per oltre 30 anni, nutrita dagli scienziati con patate dolci sepolte nella sabbia. Alle scimmie piace il gusto delle patate dolci, ma non quello della sabbia. Durante l’esperimento, Imo, una femmina di 18 mesi, scopre che il problema è risolvibile lavando le patate nel fiume. In seguito insegna il trucco a sua madre. Anche i suoi compagni di gioco imparano a lavare le patate, e lo insegnano alle loro madri. L’esperimento riporta che tra il 1952 e il 1958 tutte le scimmie giovani imparano a lavare le patate dolci per renderle più appetitose.

Gli adulti che imitano i loro figli apprendono il ‘miglioramento sociale’, gli altri continuano a mangiare le patate sporche. Nell’autunno del 1958 un certo numero di scimmie sull’isola di Koshima aveva imparato a lavare le patate, poi accadde qualcosa degno di nota. Si suppone che un dato giorno, quando il sole sorse all’orizzonte, le scimmie che avevano imparato a lavare le patate fossero 99. Si suppone che proprio quella mattina, la centesima scimmia apprese a lavare il cibo prima di mangiarlo. Ebbene gli scienziati registrarono che la sera di quello stesso giorno tutte le scimmie sull’isola avevano preso l’abitudine di lavare le patate dolci prima di cibarsene.

L’energia aggiunta di questa ‘centesima’ scimmia aveva in qualche modo aperto un varco ideologico? La cosa più sorprendente osservata dagli scienziati, fu il fatto che l’abitudine di lavare le patate dolci attraversò, in seguito, il mare: colonie intere di scimmie sulle altre isole ed anche gruppi di scimmie a Takasakiyama presero a lavare le loro patate dolci prima di mangiarle. E’ come se arrivare al punto di massa critica (idealmente cento, in questo caso. Massa critica come soglia quantitativa minima oltre la quale si ottiene un mutamentoqualitativo) avesse instillato in tutte le scimmie una nuova coscienza comune. Sembra perciò che, quando viene superato, un certo numero critico di elementi raggiunge una nuova consapevolezza che viene passata da una mente all’altra.

Sebbene il numero critico possa variare, il Fenomeno delle Cento Scimmie indica che quando vi sono poche persone che conoscono qualcosa di nuovo, questo nuovo concetto rimane di loro esclusiva proprietà. Ma se a loro si aggiunge anche una persona in più, raggiungendo il ‘numero critico’, si crea una idea così potente da poter entrare nella consapevolezza di quasi tutti i membri di quel gruppo…interessante teoria. Ne parleremo ancora (…).