LOTTA ALL’ISIS: L’ITALIA S’INCHINA ALL’AMERICA

carmen vurchio

DI CARMEN VURCHIO

Il Presidente degli Stati Uniti lo aveva anticipato: gli alleati devono e vogliono fare di più, l’Italia farà di più. Questo in sintesi il suo messaggio di ieri. Ovviamente Obama era già a conoscenza dell’aiuto concreto che sarebbe giunto da Matteo Renzi, notizia che il Premier italiano lancia dagli studi di Porta a Porta. Quattrocentocinquanta militari italiani partiranno presto per Mosul, una delle roccaforti dell’Isis: “un’area molto pericolosa”.
Renzi giustifica la scelta sottolineando che l’appalto per i lavori di rifacimento della diga, che è a rischio crollo, è stato vinto da un’azienda italiana. Si tratta del gruppo Trevi, che porterà a casa più di due miliardi di dollari. E’ anni che l’azienda italiana tenta di aggiudicarsi l’appalto, sfiorato nel 2011 e conquistato dopo quattro anni anche grazie all’aiuto degli Usa. Gi americani hanno espresso il proprio apprezzamento nei confronti del gruppo, pronto a sistemare la diga, in passato chiamata diga di Saddam.
Compito dei militari è permettere l’inizio e il regolare svolgimento dei lavori, dato che un eventuale crollo della diga stessa, vorrebbe dire la distruzione di Baghdad.
450 militari italiani, insieme agli americani, dovranno difenderla dai terroristi.
Quindi l’Italia aiuta l’America, aiuta l’azienda che ha vinto l’appalto, o aiuta gli abitanti di Baghdad?
Io credo semplicemente che Renzi non abbia il coraggio di dire la verità: l’Italia manderà, entro due settimane, 450 militari in Iraq, perché a chiederlo è stato Obama e all’America non si può dire di no. Il mio pensiero va a loro, che devono partire per una destinazione ad alto rischio, pronti a uccidere e a morire per la propria Patria. E’ il loro lavoro, lo fanno perché ci credono e qualcuno anche perché è ben pagato. Tutti pronti a questa guerra, in nome degli interessi americani e dei servilismi italiani.

foto di Carmen Vurchio.