L’ ATTENTATO DI TEL AVIV NELLA TRAGEDIA MEDIORIENTALE. QUESTIONE LOCALE O SEGNO DEI TEMPI CHE CAMBIANO?

Università degli Studi del Molise

DI ALBERTO TAROZZI

Aumenta la tensione in tutto il Medio Oriente. Emerge come nodo centrale una guerra, quella tra Sunniti e Sciiti, le cui ragioni sfuggono alla stragrande maggioranza dei cronisti nostrani. La tensione tra Arabia Saudita e Iran è al suo culmine.

Tutti invece si sentono più o meno esperti sulla questione israeliano palestinese: un contesto nel quale, peraltro, in queste ore si sta alzando come altrove il livello dello scontro.
Pochi giorni fa al Baghdadi ha citato, secondo alcuni per la prima volta, Israele come obiettivo per l’Isis.
Ovvio quindi che da parte israeliana ci si richiami al terrorismo integralista per denunciarne la presenza e il ruolo nel recente attentato con due morti in un pub di Tel Aviv.
I familiari del killer in fuga, che lo hanno riconosciuto dalle immagini, e il suo collegio di difesa, sostengono invece trattarsi più “semplicemente” di soggetto mentalmente disturbato, supportando tale tesi con una documentazione che pare credibile.

Quale che sia l’esatta versione dei fatti, i tempi che ci aspettano sembrano prefigurare un numero tale di situazioni di tal genere che risulterà sempre più difficile distinguere le ragioni specifiche di ogni singolo tragico evento.
In tale contesto, con i vecchi alleati ”moderati”, come Turchia e Arabia Saudita, sempre più sprofondati in un abisso di tragedia, il governo di Tel Aviv dovrà probabilmente innovare la propria politica delle alleanze.

f9f2aacb0988c8e2d46bc70e3ec1ead2-7668-kB0-U10602891950334FnD-700x394@LaStampa.it