RECLUTATORI ISIS NEI BALCANI, MA CHE PARLINO ITALIANO

ennio remondino

DI ENNIO REMONDINO

Triangolo islamista con jihadisti e imam radicali albanesi dal vicino Kosovo a Tirana destinazione Italia.

L’Isis cerca reclutatori nei Balcani: “Devono conoscere l’italiano”. Due inchieste svelano una rete dall’Albania ad Ancona. Offerti duemila euro al mese per arruolare jihadisti. Due inchieste giudiziarie e rapporti dei servizi segreti sulle infiltrazioni jihadiste dal Kosovo all’Albania.

Come un qualsiasi annuncio economico per offerta di lavoro con i requisiti richiesti al candidato: primo, «un’ottima conoscenza della lingua italiana», secondo, «buone capacità informatiche». E i soldi offerti sono tanti, soprattutto considerato che la proposta circola nei Balcani dove il lavoro o non c’è o vale davvero poco. “Circa 2mila euro al mese” per cercare e reclutare nuovi aspiranti jihadisti da inviare in Italia. Secondo un inquietante rapporto riservato diffuso da la Stampa, lo Stato islamico starebbe cercando di mettere le mani sulle comunità islamiche italiane infiltrando pericolosi jihadisti di nazionalità od origine albanese.

Due inchieste parallele, scrive Marco Grasso sulla Stampa: dalla rete di contatti che hanno aiutato il genovese Giuliano Delnevo, il giovane italiano convertito, a raggiungere la Siria dove è poi stato ucciso, e arrivano a un imprenditore italiano sospettato di trafficare sostanze pericolose -derivati del mercurio- dirette in Siria che potrebbero essere usate per costruire razzi artigianali. L’imprenditore italiano finisce nel mirino delle Fiamme Gialle per i suoi frequenti viaggi in Albania. Albania che, secondo l’ultimo rapporto delle forze Kfor Nato, assieme al Kosovo darebbe ospitalità a un migliaio di foreign fighter tornati via Grecia.

Foreign figheter di ritorno, il Kosovo del caos e l’Albania che fa da ponte, da base di reclutamento privilegiata fronte Italia. Ed è proprio in questo triangolo islamista che, secondo il report dei servizi italiani, operano jihadisti e imam radicali albanesi arrivati dal vicino Kosovo. Il Kosovo, che secondo l’ultimo rapporto delle forze Kfor della Nato ospita 900 foreign fighters, e la Grecia, che, falcidiata da una crisi economica e politica che l’ha quasi spinta fuori dalla Ue, non è più in grado di controllare tutto ciò che passa attraverso i suoi confini. E che lo Stato Islamico possa avere e anzi abbia tra i suoi potenziali obiettivi l’Italia non è certo un mistero.

La notizia è stata confermata dal «Sherbimi Informativ», l’intelligence di Tirana, che tira in ballo il 61 enne Yasin Al Qadi, banchiere già membro dei Fratelli musulmani e un tempo vicino a Bin Laden prima di abbracciare la causa del Califfato. Sarebbe il miliardario saudita ad aver ideato il piano anti-Italia per conto di Al Baghdadi. Tra il 1993 e il 1998 Al Qadi ha vissuto tra Tirana e Kukes, a due passi dal Kosovo. Secondo l’Fbi Al Qadi avrebbe avuto un ruolo centrale nel finanziamento degli attentati contro le ambasciate degli Stati Uniti in Tanzania e Kenya del 1998. Il rapporto del Sherbimi parla di un finanziamento di 600mila dollari per l’operazione Italia.

http://www.remocontro.it/2016/01/14/reclutatori-isis-balcani-parlino-italiano/