BISOGNA INTERROGARCI SU COSA PUO’ ESSERE LA SINISTRA OGGI

guido melis

DI GUIDO MELIS

Non sono stato iscritto al Pci. L’ho sempre votato, se si eccettua un voto a democrazia proletaria e uno, molto più in là, a una lista creata da Massimo Severo Giannini ed altri. Considero il Pci uno dei grandi soggetti politici che hanno salvato l’Italia: combattendo il fascismo nella clandestinità e nella Resistenza, opponendosi alla deriva clerico-fascista della guerra fredda,anche con una capacità di accettare compromessi come fu il voto sul Concordato. E poi incarnando le aspirazioni di crescita e di ascesa sociale di immense masse di donne e di uomini sino ad allora escluse dalla politica. Però, nel dire con fierezza e anche con nostalgia, siamo stato comunisti, dobbiamo onestamente chiederci perché il Pci non c’è più. È stato un complotto della reazione? Io non lo credo. Io penso che dopo la caduta del muro ma anche prima il Pci fosse diventato inattuale. Che non possedesse più le chiavi interpretative per capire il nuovo secolo che seguiva il Novecento. Come ha scritto l’altro giorno Luigi Berlinguer (uno che comunista lo è stato da ragazzo), si può, forse si deve essere nostalgici, soprattutto del rigore etico di quegli uomini. Ma al tempo stesso bisogna interrogarsi su cosa possa e debba essere la sinistra oggi. Oggi, che non è più il tempo della grande fabbrica, del lavoro manuale, della fissità della residenza, della politica fatta dai partiti, della separazione etnica e delle certezze individuali e collettive una volta per sempre. Apprezzo , cari compagni di un tempo, il ricordo. Ma di ricordi soltanto non possiamo accontentarci.

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