ITALIA SEMPRE PIU’ FOSSILE ROTTAMA LE RINNOVABILI

massimo lauria

DI MASSIMO LAURIA

L’Italia delle trivelle marca punti in negativo sulle rinnovabili e la lotta ai cambiamenti climatici.

Crescono in tutto il mondo gli investimenti sulla produzione di energia da fonti rinnovabili: nel 2015 cifra record di 329 miliardi di dollari. Mentre l’Italia mette la retromarcia e punta ad aggirare i referendum contro le trivelle. La realpolitik si gioca sui combustibili fossili.

L’Italia amante delle trivelle segna un altro record negativo nella lotta ai cambiamenti climatici. Mentre nel resto del mondo – Cina e India compresi – cresce la produzione di energia da fonti rinnovabili, il nostro Paese mette la retromarcia e nel 2015 marca meno tre punti percentuali sulla produzione di energia pulita. A dirlo non sono le odiate e faziose associazioni ambientaliste, ma i dati ufficiali di Terna, ovvero il gestore della rete elettrica: il contributo da fonti rinnovabili è passato dal 43% del 2014 al 39,9% del 2015.

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Ripresa dei consumi energetici e calo della produzione idroelettrica sono tra le cause del crollo delle rinnovabili.

Ma c’è di più. Mentre in tutto il mondo gli investimenti sulla produzione di energia verde crescono – raggiungendo la cifra record di 329 miliardi di euro nel solo 2015 -, il nostro Paese sembra andare in controtendenza. E a poco servono gli appelli che arrivano da più parti.

L’ultimo in ordine di tempo è quello di Globe Italia, l’Intergruppo parlamentare per il clima che avverte: la lotta ai cambiamenti climatici può valere un punto e mezzo di crescita del Pil italiano. Con grandi vantaggi non solo per l’ambiente e di conseguenza per l’agricoltura e il turismo, oltre che per la salute pubblica. Ma anche perché gli investimenti nell’ambiente trascinano altri investimenti in grado di fare da volano per la crescita economica.

Se la difesa dell’ecosistema tira poco, forse i soldi possono fare meglio? Pare di no. Il clima dopo Parigi in Italia si è raffreddato presto. E agli annunci di convinta lotta al global warning si sono subito sostituite le manovre nel tentativo di aggirare i referendum contro le trivelle.

Concetti come decarbonizzazione e contenimento del riscaldamento globale restano un mero esercizio retorico. La realpolitik si declina invece attraverso la speranza di un via libera ai petrolieri in cerca del poco gas conservato sotto i mari italiani.

All’appello per incentivare l’efficienza energetica il governo italiano risponde limitando l’uso dell’ecobonus e delle detrazioni fiscali. Mentre contro le rinnovabili ci sono le nuove regole che costringono chi ha un impianto fotovoltaico sul tetto – che ha quindi deciso di autoprodursi l’energia – a regalare la propria corrente ai grandi rivenditori, pagando naturalmente il servizio di distribuzione.

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Il cordone ombelicale che ci lega ai combustibili fossili sembra ancora piuttosto solido. Eppure le conseguenze dei cambiamenti climatici – migrazioni di massa, crollo della produzione alimentare, siccità, devastazioni e inondazioni – non appartengono ad un ipotetico futuro, ma fanno già parte di questo presente.

http://www.remocontro.it/2016/01/22/italia-sempre-piu-fossile-rottama-rinnovabili/