SENZA LE ACCISE LA BENZINA COSTEREBBE 44 CENTESIMI AL LITRO. IN ITALIA, LA PIU’ CARA D’EUROPA

chiara farigu

DI CHIARA FARIGU

Su poche cose siamo i primi in Europa. E mai per potercene vantare. Su corruzione, evasione fiscale e accise sui carburanti pare proprio che non ci batta nessuno. E’ un triste primato, noto e arcinoto, ma, al momento, irreversibile. Abbiamo in Italia la benzina più cara d’Europa. Un litro non dovrebbe superare i 44 centesimi, invece su di esso grava la bellezza di un euro , quel 70% di tasse, meglio note come accise, che va dritto nelle casse del fisco.

Le accise sono prepotentemente entrate a far parte del nostro quotidiano, in special modo da che si è palesata la crisi delle crisi, dal 2008 ai giorni nostri. L’ accisa di cui molti ignorano il significato, benchè sia una parola stra-utilizzata, deriva dal latino “accensare”, vale a dire tassare. E’ una tassa di scopo, in vigore nel nostro Paese da inizio secolo scorso, esattamente dal 1935, utilizzata, la 1^ volta, per finanziare la guerra in Abissinia. E come tassa di scopo dovrebbe avere un inizio e una fine, imposta per un periodo ben preciso: raggranellare in breve tempo denaro per post terremoti o alluvioni, per emergenze di altro tipo o per batter cassa a seconda dello scopo del momento.

Lo Stato ci impone accise sui vari prodotti di consumo: alcool, tabacchi, energia elettrica. Ma le più odiate ed utilizzate sono quelle applicate sui carburanti per autotrazione, che fanno lievitare ancor più i prezzi al consumo che da noi sembrano non conoscere mai limiti verso l’innalzamento. Ogni accisa, infatti, dovrebbe avere una data di scadenza. Appunto, dovrebbe. In realtà le cose vanno diversamente. E infatti lo Stato, forte del fatto che nessun cittadino richiederebbe mai la messa in atto della data di scadenza dell’accisa di turno, così come vorrebbe la normativa vigente, dal momento che non si è al corrente della cosa, lascia lì quell’ ennesima imposta odiosa, che si va ad aggiungere alla ormai lunga lista di precedenti accise anch’esse con una “data di scadenza” che nessuno mai però ha messo in atto.

Un esempio per tutti: una delle ultime accise poste sul prezzo al consumo del carburante, è pari a +0,0089 euro per litro, ed è stata imposta il 1° novembre 2011 pro alluvionati della Liguria e della Toscana. Ebbene, questa accisa doveva restare in vigore fino al 31 Dicembre 2011. Nessuno però ha pensato mai di toglierla, e difatti compare ancora nella lista delle accise sul carburante che si è ulteriormente allungata con l’aggiunta di quella in vigore dal 6 dicembre 2011 con +0,0820 euro per il decreto Salva Italia e l’ultima cronologicamente parlando di +0,020 euro per il terremoto in Emilia.

Oltretutto è bene sapere che poi, a livello regionale e comunale, si ha facoltà di aggiungere a loro volta altre accise. Così come è capitato infatti nella Regione Toscana per l’alluvione 2011: il Presidente Enrico Rossi chiese ai cittadini un aumento di ben 5 centesimi per litro.

A titolo di curiosità, questa è la lista completa delle accise, assurde ed anacronistiche, che pesano sul carburante e sui portafogli di noi Italiani:
• 1935 +1,90 lire per la guerra di Abissinia
• 1956 +14 lire per la crisi di Suez
• 1963 +10 lire per il disastro del Vajont
• 1966 +10 lire per l’alluvione di Firenze
• 1969 +10 lire per il terremoto del Belice
• 1976 +99 lire per il terremoto del Friuli
• 1980 +75 lire per il terremoto dell’Irpinia
• 1982 +100 lire per la missione in Libano
• 1983 +105 lire per la missione in Libano
• 1996 +22 lire per la missione in Bosnia
• 2003 +0,017 euro per contratto autoferrotranvieri
• 2005 +0,005 euro per rinnovo autobus pubblici
• 2011 6 aprile +0,0073 euro per finanziamento FUS
• 2011 1 giugno +0,0400 euro per emergenza immigrati
• 2011 1 luglio +0,0019 euro per finanziamento FUS
• 2011 1 novembre +0,0089 euro per alluvioni Liguria e Toscana
• 2011 6 dicembre +0,0820 euro con il decreto Salva Italia
• 2012 30 maggio +0,020 euro per il terremoto in Emilia

Di queste accise, o tasse di scopo, allo Stato vanno la bellezza di 19 miliardi di euro. Un bel gruzzolo, non c’è da dire. E si capisce la “dimenticanza”, voluta, della data di scadenza di ognuna che, truffaldinamente, continua, non solo, a mantenersi viva e vegeta ma a moltiplicarsi alla faccia dei beoti cittadini ai quali non rimane che pagare.

foto di Chiara Farigu.