LA GIUSTIZIA É L’UTILE DEL PIÙ FORTE. L’ATTUALITÁ DEL PENSIERO DI TRASIMACO

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DI GIULIO ALBANESE

Un caro amico, domenica, commentando la forte sperequazione tra ricchi e poveri generata dalla finanziarizzazione dell’economia, ha citato Trasimaco (Θρασύμαχος) secondo cui “la giustizia è l’utile (sympheron) del più forte”. Sono andato, allora, a leggermi quello che Trasimaco afferma, in un dileggio con Socrate, ne La Repubblica di Platone: “ciascun governo istituisce leggi (nomoi) per il proprio utile; la democrazia fa leggi democratiche, la tirannide tiranniche e allo stesso modo gli altri governi. E una volta che hanno fatto le leggi, proclamano che il giusto per i governati è ciò che è invece il loro proprio utile, e chi se ne allontana lo puniscono come trasgressore della legge ed ingiusto”.

Sempre secondo Trasimaco “gli dèi non badano alle cose umane; altrimenti non trascurerebbero il massimo dei beni fra gli uomini, la giustizia; vediamo infatti che gli uomini non l’applicano mai”. Alcuni studiosi pongono la questione se Trasimaco abbia effettivamente sostenuto queste tesi, o se esse invece siano state attribuite al sofista da Platone nella sua opera. Una cosa è certa: se ci atteniamo a quanto leggiamo ne La Repubblica, Trasimaco, pur avendo una chiara e realistica visione di come vanno realmente le cose nel mondo civile, non sembra in grado di trarne delle conseguenze politiche. L’unico modo di salvarsi dalla giustizia delle città greche, per lui, era l’ingiusto agire individuale di chi è abile a violare le leggi senza farsi scoprire. Cosa c’entra con noi Trasimaco, vissuto 25 secoli fa? In fondo, a pensarci bene, il suo pensiero è la perfetta sintesi del modo di ragionare di molti cittadini, o presunti tali, oggi, nella nostra società.È evidente che Trasimaco negava ogni utopia, sostenendo implicitamente che per sopravvivere bisogna essere forti con i deboli, mostrandosi però deboli e servili con i “più forti” di turno.

Personalmente, mi rifiuto di credergli. Il vero problema non è rappresentato dalla giustizia, ma dai legislatori che spesso, purtroppo guardano solo ai loro interessi personali. Ai tempi di Trasimaco, Atene, che i libri scolastici ci additano come la culla della democrazia occidentale, contava 500.000 abitanti di cui 300.000 erano schiavi. Oggi, in fondo, è anche peggio: sessantadue persone, secondo il recente rapporto di Oxfam, detengono la ricchezza di oltre metà della popolazione mondiale. Se da una parte è vero che la giustizia (cioè cos’è giusto) la stabilisce il potere di turno (il quale, spesso, per tenersi a galla “gratta la pancia” al suo elettorato); dall’altra, non possiamo rassegnarci. Servono politici che abbiano affezione alla “polis” (cioè alla città), al “bene comune”. Una sfida culturale, azzardo dell’utopia, per quelle anime che voglio continuare a credere, come cittadinanza attiva, in un mondo migliore.

foto di Giulio Albanese.