IL 22 MARZO, E’ BENE RICORDARSELO, E’ LA GIORNATA MONDIALE DEL BENE COMUNE PIÙ PREZIOSO: L’ACQUA.

luca soldi

DI LUCA SOLDI

Il 22 marzo e’ la Giornata mondiale dell’acqua, del bene comune più prezioso insieme all’aria che respiriamo.
Avere piena disponibilità di acqua significa non solo sopravvivenza ma anche vita dignitosa e benessere.
E’ bene ricordarselo mentre apriamo il rubinetto di casa mentre c’è, nel mondo, chi ancora deve sobbarcarsi chilometri di cammino per attingere ad un pozzo.
Oppure, chi senza scrupoli, ne fa’ fonte di lucrosi guadagni.
L’acqua come dice il messaggio della FAO, contribuisce “in modo significativo alla ricchezza e al benessere delle società umane”.

Da qui il richiamo ad un’altro dei beni comuni che contribuiscono alla vita del nostro pianeta, il verde, le foreste.
Sono essenzialmente loro che se gestite in modo sostenibile ‘funzionano’ anche come dei filtri naturali per l’acqua, oltre a contrastare i pericoli del dissesto idrogeologico.
Basti pensare che un terzo delle più grandi città della Terra ottiene buona parte dell’acqua potabile direttamente dalle aree protette boschive: per esempio metropoli come Mumbai, Bogota’, New York contano sulle foreste per i loro rifornimenti idrici; un fenomeno che è destinato a crescere con l’espansione dei centri urbani e l’aumento della popolazione. Secondo la Fao “quasi l’80% della popolazione mondiale è esposto ad un alto livello di rischio per la sicurezza dell’acqua. Entro il 2050, 2,3 miliardi di persone vivranno in aree sottoposte a un grave ‘stress idrico: soprattutto in nord e sud Africa, in Asia meridionale e centrale”. Le foreste coprono un terzo del Pianeta; 1,6 miliardi di persone, tra cui più di 2.000 culture indigene, dipendono dalle foreste per il loro sostentamento. Racchiudono oltre l’80% delle specie terrestri di animali, piante e insetti. Naturalmente, le foreste subiscono gli effetti dei cambiamenti climatici influenzando, di conseguenza, la regolazione e la disponibilità d’acqua. Ma rimangono comunque delle grandi spugne assorbenti di CO2 e serbatoi di ossigeno. Anche l’aumento degli eventi estremi e dell’intensità delle precipitazioni può dipendere, per esempio, dalla deforestazione che viaggia al ritmo di 13 milioni di ettari di foresta distrutta ogni anno. Negli ultimi 50 anni sono scomparse un quinto delle foreste del Pianeta. La deforestazione, tra l’altro, è responsabile tra il 12 e il 20% delle emissioni di gas serra. Una migliore gestione delle risorse idriche, secondo la Fao, può portare alcuni vantaggi economici: per ogni dollaro investito nella protezione potrebbe evitare una spesa che da 7,5 a 200 dollari in costi per il trattamento delle acque.

 

foto di Luca Soldi.