A TRIPOLI IL PREMIER SERRAJ PRENDE UN CAFFE’, MA LA PACE DI OGGI NON CI CAUTELA DA UNA GUERRA NEL DOMANI, CON L’ITALIA IN PRIMA LINEA

Università degli Studi del Molise

DI ALBERTO TAROZZI

A Tripoli sembrano ridursi le ostilità all’insediamento del governo Serraj voluto/imposto dalle Nazioni Unite.
Qualche perplessità nel merito è doverosa.

Non solo per quanto pertiene la cronaca degli avvenimenti (non è ancora definitivamente accertato se i leader locali si siano effettivamente ritirati in quel di Misurata o siano ancora in circolazione). Il problema è che in questi giorni nulla sarebbe più vacuo che seguire le notizie una per una se non si riesce a stabilire il filo rosso che le tiene insieme.

Nello specifico la questione di fondo è che l’insediamento di un governo formalmente legittimo rappresenta la condizione indispensabile per un intervento militare esterno, legittimabile solo mediante la richiesta di detto governo.

Paradossalmente, il fatto che Serraj si prenda pacificamente un caffé nel centro città e sostenga che vuole porre termine alle ostilità (come?), rafforza il dubbio che, nel breve/medio periodo, egli e chi lo sostiene intendano porre fine alle ostilità con le ostilità, ovvero con la guerra.

Quindi teniamo d’occhio i movimenti di chi sta forse effettuando una ritirata strategica da Tripoli. Non sarà la prima tappa per accerchiare l’accerchiatore, uscire da una possibile trappola e poter attaccare Serraj dall’esterno in modi ancora da definire?

Non è questione di poco conto. Se è vero che a sostegno di un premier amato più agli esteri che in Libia, dovrebbe andarci a finire lo Stato e i militari italiani, formalmente dalla parte delle leggi internazionali, sostanzialmente dalla parte di chi, politicamente, è il più debole.

E’ Misurata. La notizia confermata a Repubblica da fonti locali. Per i media locali altri ministri in fuga. Lascia la città anche il capo del
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