LETTERA DI UN DOCENTE AL PDC RENZI SUL CONCETTO DI DEMOCRAZIA

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DI MANLIO SOLLAZZO

Egregio PdC,
in qualità di docente ed educatore, le scrivo per esprimerle la mia totale disapprovazione non – in questo caso – sulla legge 107 della cosiddetta “Buona scuola”, ma per la sua inqualificabile linea di condotta riguardo la consultazione referendaria sulle trivelle del 17 aprile.
Lei, che per il modo in cui ha assunto la carica istituzionale che ricopre, aveva già inferto un duro colpo alla democrazia rappresentativa – essendo stato votato dal popolo come sindaco e non come parlamentare – ora ha sferrato un durissimo attacco anche alla democrazia diretta, spronando l’elettorato ad astenersi dal recarsi alle urne per il referendum.
Non ci sono ragioni al mondo che possano autorizzare un Primo Ministro a chiedere pubblicamente ai cittadini di venire meno al proprio diritto – dovere di partecipare attivamente alla costruzione della vita democratica ed esercitare la sovranità popolare attraverso il voto.
Lei avrebbe casomai dovuto chiedere agli elettori del Partito Democratico di votare “No” per evidenti interessi di parte.
La nostra Costituzione non è una mera concessione come lo era lo Statuto Albertino e il referendum è un istituto giuridico che riveste un’importanza fondamentale al suo interno, in quanto restituisce al popolo sovrano il potere decisionale che, in una democrazia ideale, dovrebbe essere esercitato direttamente.
Il suo è un atto di enorme irresponsabilità, per il quale dovrebbe chiedere pubblicamente scusa e rassegnare le dimissioni.
Le ricordo che il secondo comma dell’art. 1 della Costituzione della Repubblica italiana sancisce che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, ed il referendum (abrogativo, art. 75, consultivo, art. 132, confermativo, art. 138) costituisce la forma della democrazia diretta.
Nell’art. 48, quei giganti dell’umanità dei nostri padri costituenti – alla cui saggezza e altezza politica e morale bisognerebbe ispirarsi – hanno scritto che “l’esercizio del voto è un DOVERE civico”.
Che un PdC inviti apertamente i cittadini a venir meno al proprio dovere primario, equivale a un Prefetto che li solleciti a trasgredire la legge o a un docente che esorti gli allievi a non studiare. Si rende conto dell’assurdità e della gravità della cosa?
Come insegnante le rammento che il fine primario dell’azione educativa e formativa della scuola è quello di creare delle nuove generazioni di cittadini attivi e responsabili. “Solo la scuola puo’ compiere il miracolo di trasformare i sudditi in cittadini” , disse Piero Calamandrei. Tra gli obiettivi scolastici da raggiungere, figurano, infatti, nelle Indicazioni Nazionali del Miur e in quelli specifici dell’insegnamento della storia e dell’educazione alla cittadinanza, i seguenti:
“L’acquisizione delle competenze relative a Cittadinanza e Costituzione investe globalmente il percorso scolastico”. “La vita stessa nell’ambiente scolastico rappresenta, ai sensi della normativa vigente, un campo privilegiato per esercitare diritti e doveri di cittadinanza”.
“A tal proposito uno spazio adeguato dovrà essere riservato al tema della cittadinanza e della Costituzione repubblicana, in modo che, al termine del quinquennio liceale, lo studente conosca bene i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, quali esplicitazioni valoriali delle esperienze storicamente rilevanti del nostro popolo, anche in rapporto e confronto con altri documenti fondamentali (solo per citare qualche esempio, dalla Magna Charta Libertatum alla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino alla Dichiarazione universale dei diritti umani), maturando altresi, anche in relazione con le attivita svolte dalle istituzioni scolastiche, le necessarie competenze per una vita civile attiva e responsabile”.
Vede, Presidente, io tutte le mattine vado a scuola a fare il mio dovere con passione, competenza e professionalità, e devo riparare ai danni che lei fa: non sa quanto sia difficile rispondere alle domande dei ragazzi sul perché in tv e sui giornali non si faccia informazione sul referendum del 17 aprile e, addirittura, la seconda carica dello Stato promuova l’astensionismo. I giovani, cui è stato rubato il futuro, devono poter credere che votare possa cambiare le cose.
Se per lei la rappresentatività e il voto non hanno valore alcuno, mi chiedo in che modo il segretario del Pd (cioè sempre lei) stia allevando i militanti del partito alla scuola di formazione politica.
Il referendum non è un optional, una concessione simbolica: è il cuore pulsante della democrazia.
Spero vivamente che il 17 il quorum venga ampiamente superato.
Io, personalmente, voterò “SI“.
Cordiali saluti.
Un insegnante di storia e filosofia.

foto di Manlio Sollazzo.