RISARCIMENTO FINO A 100 MILA EURO PER GLI OBBLIGAZIONISTI DELLE BANCHE SALVATE, COMPROMESSO TRA ROMA E BRUXELLES

virginia murru

DI VIRGINIA MURRU

Non è una rogna da sbrogliare ‘in famiglia’, già dallo scorso novembre si sapeva che si sarebbero dovuti fare i conti con la Commissione Europea, e la normativa sul bail-in, entrata in vigore il 1 gennaio di quest’anno. A distanza di qualche mese, si può dire che la questione delle 4 banche italiane fallite – ossia la gestione del crack di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti – avrebbe creato ulteriori urti con l’establishment di Bruxelles, ma alla fine si è pervenuti ad un accordo, e il nodo finanziario che riguarda gli obbligazionisti, dovrebbe risolversi, e anche quello relativo agli azionisti.

E questo grazie alla ‘magnanimità’ della Commissione Europea, che ha deciso di ‘sorvolare’ sul principio sancito dal bail-in, ossia la condivisione degli oneri, con una sorta di ‘deroga’ sulla normativa vigente. Le trattative con Margrethe Vestager, Commissario Europeo alla Concorrenza, non sono state semplici, e tuttavia ora l’intesa-compromesso, al riguardo, sembra imminente.
Secondo la Vestager “La Commissione ha l’obblligo di accertarsi che non vi siano aiuti di stato che entrano dalla porta sul retro..”

Era stato previsto un processo di soluzioni piuttosto complesso, doveva entrare in campo il responsabile dell’Autorità Anticorruzione, ma le nuove prospettive e le dinamiche del risarcimento, ora saranno decise dal Ministero del Tesoro e la Commissione Europea.

Beneficeranno dei risarcimenti, in primo luogo, gli obbligazionisti che avevano sottoscritto bond per un importo di circa centomila Euro. La stessa garanzia prevista dal bail-in, in caso di default dell’istituto di credito, ai correntisti che abbiano depositato fondi fino ad un limite di 100 mila Euro.
Si sono stabiliti e individuati i criteri d’intervento, secondo questi parametri, e non dunque con un’azione di risarcimento ‘caso per caso’. Non è previsto il risarcimento per i risparmiatori che non hanno acquistato direttamente le obbligazioni nelle banche interessate dal fallimento, ma si sono rivolti ad un mercato al di fuori della competenza stessa degli istituti. Sono attese ora le misure del governo italiano, che dovrà provvedere a formalizzare le procedure di risarcimento, attraverso un regolare decreto.
I titoli delle 4 banche, ormai, sono autentica carta straccia, ma avevano un valore di 350 milioni di Euro; il governo ha deciso di stanziare 200 milioni di Euro, il doppio di quello che era stato previsto dalla legge di stabilità.

La Banca d’italia si è adoperata affinché passasse la moratoria sulle obbligazioni, ma non solo. Penalizzati sono anche gli azionisti, e al Cariferrara, per esempio, sono in maggioranza questi ultimi, in qualità di creditori dell’istituto fallito. Si sta pensando di venire incontro anche a loro, attraverso la richiesta di un contributo, a chi acquisterà gli asset ‘sani’ della banca.
Intanto la vendita delle 4 ‘good bank’, ossia quelle nate dalla risoluzione dell’operazione del 22 novembre scorso, chiamate anche ‘banche-ponte’, dovrebbe avvenire entro settembre prossimo. Per la verità, la Commissione Europea, aveva indicato come termine ultimo il mese di aprile, ma occorre del tempo per individuare acquirenti idonei a rilanciare i 4 istituti, ovvero quello che è rimasto di buono dopo il day-after del crac che li ha interessati. Renzi è intervenuto con un decreto, com’è noto, volto a dirottare nelle nuove 4 ‘entità’, le attività sane che ne permetteranno la sopravvivenza.

Nel rispetto della normativa europea in materia, l’intervento ha determinato l’azzeramento dell’intero pacchetto di azioni, e delle obbligazioni subordinate emesse dalle 4 banche, che ammontavano a 788 mln di Euro.
Di questi, 430 mln sono in mano a 12.500 clienti retail, in gran parte piccoli risparmiatori.

Secondo Roberto Nicastro (Presidente delle 4 nuove entità), vi sarebbero numerosi istituti, italiani e stranieri, interessati all’acquisto delle new companies, emerse dopo il salvataggio; e, sempre secondo le sue dichiarazioni, i 4 istituti, passati sotto i cingoli del bail-in, sarebbero ora tra i migliori in Italia, poiché al loro interno si è fatta profonda ‘pulizia’ in termini finanziari.
Con il salvataggio degli istituti falliti, si chiuderà una falla nel sistema bancario italiano, ma il settore resta in difficoltà, e non brilla di sicuro in Europa quanto ad assetto interno in termini di sicurezza finanziaria, soprattutto sul versante dei cosiddetti ‘non performing loans’, ossia dei crediti non performanti.

Si tratta delle sofferenze bancarie e dei crediti incagliati, questi ultimi meno incisivi in tema di rischio, poiché in un congruo periodo di tempo, risultano essere più recuperabili. Nella graduatoria dei crediti deteriorati in Europa, l’Italia occupa il 23° posto, nei dintorni della Romania e altri paesi dell’est europeo. La prima, ossia la nazione meno interessata al fenomeno, è la Svezia, e non stupisce; ai primi posti Gran Bretagna, Germania, Lussemburgo, Finlandia.. I primi dieci stati virtuosi, in questo versante, sono tutti paesi del nord Europa, e hanno a che fare con crediti deteriorati per un valore che oscilla tra l’1% e il 4%, l’Italia ha un fardello di ben 16,9% (di crediti inesigibili). Ovvero, non sprizza salute da tutti i pori.

foto di Virginia Murru.