AD AUSCHWITZ – BIRKENAU CON I SOPRAVVISSUTI. NEL VIAGGIO DELLA MEMORIA SORGE LA COSCIENZA

manlio

DI MANLIO SOLLAZZO

Ero gia’ stato ad Auschwitz – Birkenau. Mosso dall’imperativo morale di Primo Levi – “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario perché ciò che è accaduto può ritornare”, avvertivo l’urgenza di andarci -. Sentivo il bisogno di vedere con i miei occhi ciò che avevo studiato e che insegno tutti gli anni ai miei studenti.  Ma fare il “viaggio della memoria” insieme a due ex deportati ebrei – italiani, Samuel Modiano e Tatiana Bucci,  e con il supporto di due autorevoli storici come il prof. Umberto Gentiloni e Marcello Pezzetti, e’ tutta un’altra cosa. Il coinvolgimento emotivo che ne scaturisce, innesca il processo dell’immedesimazione.
La testimonianza diretta dei sopravvissuti ti permette di capire davvero cosa e’ accaduto in quei luoghi dell’orrore, in cui la civiltà umana è sprofondata nelle tenebre degli abissi e Dio ha osservato, impotente e sofferente, il genocidio del popolo eletto. L’elezione che si è capovolta in maledizione, come afferma il filosofo ebraico Hans Jonas nell’opera “Il concetto di Dio dopo Auschwitz”. Durante lo straziante racconto di Sami e Tati, non puoi fare a meno di pensare se fossi stato tu quel ragazzo/a strappato dalla sua casa e dai suoi affetti, gettato per giorni interminabili in un convoglio – bestiame stipato di persone  e pieno di escrementi, a patire la fame e la sete, separato per sempre dalla tua famiglia al momento della crudele selezione eseguita dallo spietato dott. Mengele sulla “rampa della morte” con un rapido sguardo e un semplice gesto della mano con il quale esercitava il potere di vita e di morte su degli innocenti esseri umani che per lui e i nazisti non erano tali: a sinistra finivano gli inabili al lavoro forzato, l’80% di coloro che scendevano dai vagoni piombati del treno, principalmente donne, bambini e anziani, mandati immediatamente a morire nelle camere a gas mascherate da docce. Cosa c’è di più confortevole di una doccia rigenerante dopo aver affrontato un viaggio inumano? Con l’inganno gli “improduttivi” venivano subito uccisi.  
Ho vissuto l’esperienza culturale piu’ formativa della mia vita. Unica e irripetibile. Il 20% dei deportati che superavano la selezione, ancora ignari del destino che li attendeva,  iniziavano il percorso della morte passando per i vari dipartimenti che componevano la sauna – anticamera dell’annientamento – per compiere le operazioni di rito: la svestizione, la rasatura dei capelli e dei peli, la disenfezione, la doccia e il tatuaggio del numero di matricola sull’avambraccio sinistro. Vestiti di un solo pigiama a righe con un triangolo il cui colore identificava gli internati e con ai piedi un paio di duri zoccoli di legno olandesi,  cominciava il processo di annientamento psico-fisico  dei detenuti, colpevoli solo di essere nati ebrei, o rom e sinti, e la loro lotta per la sopravvivenza, che nel 99% dei casi, finiva con la morte. I prigionieri – schiavi decedevano per inedia, o per disperazione – suicidandosi nel filo spinato carico di elettricità, o gassati con il zyclon b nelle docce finte. Il sistema scientifico di messa a morte ideato e azionato dai nazisti, “produceva” cadaveri in serie industriale che venivano cremati nei forni  o
 bruciati nelle fossi comuni all’aperto velocizzare lo smaltimento dei corpi senza vita. Ridotti a pelle e ossa e la maggior parte di loro fiaccati nella volontà di vivere, i pochi sopravvissuti alla soluzione finale hanno convissuto per decenni col il senso di colpa per essersi salvati da quell’inferno di pene e insensatezza, e raccontano, con la voce rotta dall’emozione, di aver trovato la pace solo dopo aver incontrato l’amore e trovato una nuova ragione di vita nella missione di tramandare alle nuove generazioni quei terribili fatti affinchè se ne conservi la memoria e non accadano mai più. Un sentito ringraziamento va alla Regione Lazio e a tutti coloro che hanno reso possibile il compimento di un piccolo grande miracolo: quello di essere tornati a casa, docenti e gli studenti,  diversi rispetto a come si era prima della partenza. Perchè questo è un viaggio della memoria che forma la coscienza e renderà impossibile in tutti i presenti l’indifferenza.