C’ERA UNA VOLTA UNA RAGAZZA CHE ABORTI’ NEL SILENZIO

Maruska Albertazzi

DI MARUSKA ALBERTAZZI

Il 70% dei ginecologi italiani è obiettore. Il 70%. In Molise, la percentuale arriva al 90%.

Conoscevo una ragazza. Era molto giovane, così minuta da sembrarlo ancora di più. Non aveva una famiglia e non aveva denaro. Rimase incinta di un ragazzo che le disse che l’amava e scomparve il giorno dopo. Decise di abortire, tra le lacrime, disperata, incapace di badare a sé, figuriamoci a un bambino. Me la immagino seduta in attesa, ammassata con altre 6,7 ragazze, perché in molti ospedali le ivg si raggruppano in un solo giorno, perché magari c’è un solo ginecologo che le pratica, così via tutte, tutte insieme, togliamoci il pensiero. Me la immagino con la sua camicia da notte con le stelline, a guardarsi i piedi in mezzo ad altre ragazze, o forse donne grandi, che si guardano anche loro i piedi, con le loro vestagliette di pizzo, fuori luogo come i tacchi in campagna. Avanti un’ altra. E poi un’altra. Una dopo l’altra, con un’anestesia che confonde i ricordi almeno un po’. Me la immagino che si stringe il ciondolo con la croce che era della sua mamma, che è morta quando era piccola. Me la immagino mentre chiamano il suo nome, ed è da quando è entrata in ospedale che le sembra che lo dicano con un tono di disprezzo, ma forse è solo lei, è solo nella sua testa. O Forse no. Avanti un’altra. E le ragazze spariscono in quella porta e non le vedi più uscire, chissà da dove escono, chissà dove vanno. Vanno all’inferno. Vanno all’inferno.