LA RIVOLUZIONE DEL SISTEMA EDUCATIVO INTERNAZIONALE

albeto forchielli

DI ALBERTO FORCHIELLI

«Questo è il momento della verità: è qui che si distinguono gli uomini dai buffoni» disse George Clooney nei panni di Billy Tyne, capitano del peschereccio nel film ‘La tempesta perfetta’, prima di decidere con il suo equipaggio se affrontare l’uragano, salvando il pescato o scappare per salvarsi la vita. Un dilemma che sembra dover affrontare anche il prestigioso sistema universitario americano: adeguarsi all’innovazione o restare fermi al palo del circuito tradizionale? Una delle facce della rivoluzione del sistema educativo internazionale si chiama Minerva e vive a San Francisco. I migliori college e università degli Stati Uniti arrancano di fronte alla nuova e competitiva ‘Dea della Saggezza’, che Ben Nelson, imprenditore poco più che quarantenne, ha creato come start up nel 2012. Uno dei tanti esempi di rivoluzione in ambito educativo. La crisi della formazione tradizionale parte da questo modello: una formazione di alto livello, ma a metà prezzo rispetto agli istituti di buonissima reputazione e di fama internazionale presenti negli Stati Uniti. Mentre Harvard, una delle università più selettive, rivela uno dei tassi di ammissione più bassi del secolo, con il 5,2 per cento e 39mila iscrizioni per la classe 2020, Yale si attesta al 6,3 per cento e Stanford, al di fuori del circuito della Ivy League, accetta solo il 4,7 per cento delle domande. Tutta la Ivy League (le migliori università Usa) educativa è in corto circuito. È l’inizio della fine dei campioni formativi tradizionali? Secondo noi è giunto il momento. La minaccia di corsi professionali e online, che vengono direttamente elargiti dalle grandi imprese tecnologiche, principalmente quelle di Silicon Valley, spaventa i dinosauri universitari. Harvard e Stanford sono ad oggi, le uniche che ancora offrono MBA (Master in Business Administration) della durata di due anni. Tutte le altre università del mondo propongono MBA di un anno, con grande risparmio di soldi e di tempo. Modelli considerati ormai obsoleti vengono messi in discussione, partendo direttamente dall’esperienza di campo di quegli imprenditori, che sono in prima linea nei vari settori legati alla tecnologia. I grandi guru di questo secolo non sono più i professori alla Peter Drucker! Punti di riferimento importantissimi diventano grandi imprenditori come Elon Musk, Mark Andersen, che hanno 15 milioni di follower, Mark Zuckerberg o George Breen. Grandi innovatori, che hanno creato business di successo e che disintermediando attraverso Twitter riescono a dispensare conoscenza ed esperienza che i professori non sono più in grado di elargire, perché sono più distanti dalla linea del fuoco. Il business si sviluppa in trincea, nelle start up ed è molto technology L’Indro – L’approfondimento quotidiano indipendente Economia > Opinioni L’università perfetta, tra burrasche web e nuovi guru | 2 Estratto ad uso rassegna stampa dalla pubblicazione online integrale e ufficiale, reperibile su http://www.lindro.it/luniversita-perfetta-tra-burrasche-web-e-nuovi-guru/ L’Indro è un quotidiano registrato al Tribunale di Torino, n° 11 del 02.03.2012, edito da L’Indro S.r.l. Copyright L’Indro S.r.l. Tutti i diritti riservati. intensive, è molto real time, con i social media che danno la possibilità di diffondere questa conoscenza in modo immediato. I professori non conoscono lo sviluppo delle forze distruttive del business tradizionale, che si chiamano artificial intelligence, machine learning, sharing economy, fintech, biotech, treaty printing e dunque internet of things, e non riescono a stare al passo. Ma, quali sono invece i principali ostacoli per i giovani d’oggi? I costi del college sono aumentati molto di più di quanto abbia fatto l’inflazione e l’indebitamento degli studenti americani è raddoppiato passando da 600 miliardi di dollari nel 2008 a oltre 1,2 trilioni nel 2015. Buona parte degli universitari chiede che i prestiti destinati allo studio vengano erogati a interessi zero. Le richieste più radicali, si rivolgono direttamente ai governi federali a cui è chiesto di farsi carico delle rette. Mentre, il tema scalda la campagna elettorale americana, che lusinga i giovani elettori con l’impegno dei candidati a una battaglia per corsi di studio gratuiti. Nei campus inglesi, l’Higher Education Council of England ha previsto che nell’anno accademico 2017-2018 il ricorso all’indebitamento per finanziare il capitale di espansione salirà a 453 milioni di sterline, rispetto ai 359 milioni del 2013-14. In confronto al costo annuo di 64mila dollari di Princeton, senza considerare squadre sportive, biblioteche o altre spese che contribuiscono al prestigio delle università tradizionali (legacy cost) e a gonfiarne i conti, la retta di una università come Minerva è di circa 28mila dollari l’anno e comprende tasse scolastiche, vitto, alloggio e altre spese, e un portafoglio studenti di poco inferiore a quello di Harvard o Yale. Come funziona l’università perfetta? Gli studenti vengono divisi in piccoli gruppi e partecipano a seminari online attraverso una piattaforma che ne traccia la provenienza e i risultati; ogni sei mesi tutti insieme si spostano da una città ad un’altra, vivendo in affitto nei residence universitari. Il programma di laurea di quattro anni comincia con un focus sulla padronanza delle competenze intellettuali o ‘abitudini della mente e concetti fondamentali del linguaggio’. Una ricerca condotta dalla piattaforma online Coursera, l’Università della Pennsylvania e l’Università di Washington ha svelato che persone poco istruite e con uno status socio-economico basso, trovano molto beneficio nella formazione online. L’inchiesta, condotta su 780mila persone provenienti da 212 Paesi, ha anche fatto emergere che il ritorno allo studio di persone in età avanzata avviene grazie ai molto discussi MOOC (Massive Open Online Course), ovvero corsi online aperti e pensati per una formazione a distanza. Questa nuova forma d’insegnamento minaccia le università tradizionali oppure accentua le disuguaglianze scolastiche? L’università tradizionale cambia oppure ci sarà una convivenza pacifica tra due forme diverse di studi, una tradizionale ed elitaria e l’altra popolare? Se osserviamo i grandi libri di successo, quelli di oggi, non sono scritti dai professori di Harvard o Stanford, ma dai grandi investitori tecnologici, che stanno ribaltando il mondo tradizionale del business. Pensiamo al settore traditional pharma distrutto dal biotech, pensiamo al mondo tradizionale dei trasporti distrutto da Uber, o Airbnb che distrugge il mondo alberghiero tradizionale, o l’artificial intelligence che distrugge posti di lavoro nel settore intelligente, pensiamo al fintech che disintermedia le banche, che fa sì che gli analisti finanziari diventino robot e non ci sia più bisogno delle persone fisiche. Vivendo l’innovazione in prima persona, si manda in grande difficoltà il mondo accademico tradizionale. In prima linea, non ci sono più i vecchi professori, ma gli imprenditori, che al tempo stesso sono anche i nuovi guru. La stessa struttura delle business school è, dunque, intaccata dalla trasformazione in corso. Crediamo che in futuro ci saranno più università a nome ‘Harvard’ a costo inferiore e senza tutti quei legacy cost, che oggi massacrano le rette scolastiche. Si offrirà moltissima conoscenza essenziale a un prezzo accettabile e le università saranno molto più attrattive per i ‘millenia’ ovvero i giovani technology driven. Il futuro del mondo sarà sempre più orientato verso questi nuovi filoni innovativi e tecnologici, che renderanno la nostra attuale conoscenza obsoleta tra pochi anni, quando la tua automobile guiderà da sola, i consigli finanziari te li darà una macchina e il frigorifero ordinerà da solo cosa comprare o no al supermercato. Giacomo Leopardi scriveva: «Il gran torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità, che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desideri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza». Le forze dell’innovazione cambiano e modificano la nostra struttura tradizionale day after day.