ANCORA TRIBUTI DI VITA AL DURO LAVORO NELLE CAVE DI CARRARA

luca soldi

DI LUCA SOLDI

Ancora una volta “la montagna si piega gemendo”, come ebbe a dire D’Annunzio, di fronte alla bellezza ed alla maestosità di quei luoghi.
E lo fanno ancora di più le genti di quei luoghi perché ci sono nuovi tributi di vita al duro lavoro di quelle cave. Si, perché si continua a morire in quelle cave di Carrara, si muore di lavoro. Per distrazione, per troppa confidenza, dice qualcuno, per alcune norme disattese. Perché e’ un mestiere duro, più di tanti altri. E la fatica non basta mai ad essere il solo tributo.
Ecco così che siamo a leggere di dolore e di ricerche disperate, proseguite per tutta la notte.
Di quei due cavatori dati per “dispersi” dopo la frana di un costone sulle Alpi Apuane. Nella zona di Colonnata. Sommersi da quasi duemila tonnellate di marmo dopo essere precipitati nel vuoto per circa trenta metri. La tragedia è avvenuta nel bacino denominato Gioia, nel cuore delle cave di Carrara, nella cava Antonioli.
Un terzo uomo e’ rimasto appeso nel vuoto e salvato miracolosamente grazie all’aiuto di un elicottero di soccorso. I tre cavatori stavano tagliando un costone quando si è verificato il crollo. Sul posto ci sarebbe stato anche un quarto uomo con l’escavatrice. Probabilmente stavano ultimando il taglio di una parete, intenti a togliere le verghe dove scorre la macchina tagliatrice. In un triste rituale, in tutti i bacini delle cave delle Alpi Apuane sono stati sospesi i lavori.
Ed oggi ci sono da aggiungere altri due nomi a questa tragica lista di vittime del lavoro nelle cave di marmo. Nove morti più i due “dispersi” d’ieri solo negli ultimi dieci anni alle cave di Carrara ma anche un ferito ogni due giorni lavorativi: dal 2005 ben 1258 infortuni, dati choc che su quei monti conoscono bene.
Dati diffusi di recente dall’Asl di Massa Carrara, che testimoniano quanto la vita sia a rischio quotidianamente. L’ultima tragedia era stata a fine novembre dello scorso anni quando aveva perso la vita un cavatore di 46 anni, ucciso da una ‘perlina’, una sfera di acciaio schizzata via dalla catena del filo diamantato durante il taglio di un blocco, ad agosto, ai Campanili di Colonnata, un’altra vittima di 46 anni, caduta da una bancata.
Il 6 settembre 2014 era stato fatale il primo giorno di lavoro a Lurand Llanaj, 32 anni, autista albanese precipitato con il suo camion a Lorano.
Andando a ritroso il 2013 era trascorso senza vittime ma con più di 80 feriti.
L’anno precedente, una scaglia di marmo staccatasi da un blocco, aveva ucciso un cavatore 47 che stava lavorando sulla bancata della cava di Calocara.
Anche il 2011, aveva portato il tragico tributo a quelle cave, a novembre, un uomo di 34 anni, padre di due bambine, era rimasto folgorato da una scarica di 15mila volt mentre stava tinteggiando una cabina Enel in una delle cave delle Apuane.
Oggi il lavoro si fermerà ancora una volta, per rabbia, per solidarietà. C’è da temere che non sarà per l’ultima volta.

 

foto di Luca Soldi.