19 APRILE: PRIMARIE USA A NEW YORK. CONFRONTO APERTO TRA I DEMOCRATICI, MENTRE TRA I REPUBBLICANI IL FUOCO COVA SOTTO LA CENERE

Università degli Studi del Molise

DI ALBERTO TAROZZI

19 aprile. Ennesima “giornata fondamentale” alle primarie Usa.
Ma questa volta l’enfasi del titolo è giustificata e non dipende solo dal tentativo di aumentare i klik dei lettori.

Sono in palio i delegati della Grande Mela, importanti, per quantità e qualità, per entrambi i partiti.
Con una differenza.
Una vittoria di Hillary, se netta, potrebbe davvero costituire un’ipoteca sulla nomination e forse vanificare il tentativo di recupero di Sanders nella battaglia finale del 7 giugno in California,
La vittoria eventuale di Trump invece, che conta su un testimonial di prestigio, nel panorama nuovayorkese, come l’ex sindaco Giuliani, potrebbe non risultare determinante.

In campo repubblicano, tra le candidature esplicite (Cruz, Kasich) e quelle non ancora manifeste (Ryan), la partita non è solo a due e raggiungere la maggioranza del 50+1 appare più difficile. Aggiungiamo pure che al tirar delle somme Trump, a differenza del rivale, chiunque esso sia, difficilmente potrebbe contare su qualche alleato dell’ultima ora e avremo un quadro in cui la strada verso il successo presenta ancora più di un ostacolo.

Da interpretare anche il ruolo che possono avere le manifestazioni di protesta che accompagnano le sue esibizioni e che qualche volta lo hanno pure costretto a sospendere le iniziative.
Troppe volte esecrate dai benpensanti, che temono possano fare il suo gioco, presentandolo come vittima, le proteste hanno invece messo a nudo aspetti caratteriali di Donald che un americano medio potrebbe giudicare non idoneo a concorrere per l’ambìta carica.
Tipiche alcune sue frasi interpretabili come istigazione ai suoi perché prendano a botte i contestatori (istigazione che già alcuni fan hanno preso in parola).

Non proibitivo a quel punto formire una versione statunitense dell’antico concetto, itallico e democristiano, di “opposti estremismi”.
L’americano medio, filo repubblicano e amante del “progresso (poco) senza avventure (nessuna)”, diventerà cioè più sensibile ai richiami dell’establishment del partito a tenersi alla larga dal litigioso Donald.
E’ quanto sta già accadendo.
Dalle parti di Trump si comincia a sentire puzza di bruciato.

Venerdì a Chicago il magnate ha dovuto annullare il comizio e se l’è presa con il democratico Sanders: «Colpa dei sostenitori di quel comunista».
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