MENO POTERI E TAGLI AGLI STIPENDI: LA GUERRA DI RENZI ALLE REGIONI

nello balzano

DI NELLO BALZANO

“La vendetta si serve su un piatto freddo”, il referendum del 17 aprile ha definitivamente chiarito lo scontro in atto tra governo ed enti locali, in particolare contro le amministrazioni regionali.
La durezza dello scontro più aspra è quella che tutti gli italiani hanno potuto osservare, tra il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano ed il premier Renzi, tanti i sassolini che l’ex magistrato si è tolto dalle scarpe, tanto da far quasi dimenticare il suo appoggio durante il congresso del PD dell’8 dicembre 2012, dove l’allora candidato Renzi aveva scelto proprio Bari come primo palcoscenico, a fianco aveva l’allora sindaco Emiliano.
Ma vorrei allargare lo scenario è cercare di far comprendere come, secondo me, il premier abbia voluto mostrare i muscoli già prima del referendum, in particolare quando le 10 regioni, diventate poi 9 hanno presentato i loro 6 quesiti per contestare le norme relative alle trivellazioni, alla Corte Costituzionale, ricordiamo passaggio per passaggio in breve
-10 consigli regionali consegnano 6 richieste di abrogazione, relative al decreto SbloccaItalia.
-Il parlamento modifica 5 dei 6 aspetti controversi, ma lascia invariato quello riguardante le concessioni entro le 12 miglia marine, di certo non il più rilevante, anche perché la Commissione europea aveva già aperto un fascicolo in merito, che nel prossimo futuro potrebbe portare a sanzioni pesanti, visto che il referendum non ha chiarito questa situazione.
Insomma si potrebbe immaginare che il Governo abbia volutamente lasciato aperto questo aspetto, proprio in segno di sfida, sapendo che poteva gestire tempi e modalità della battaglia, con l’esito prevedibile, ma non con questa importante dimensione di 13 milioni e più di sì, su 15 milioni di votanti.
Un braccio di ferro vinto, ma con più sofferenza e dispendio di energia da parte del premier, costretto a politicizzare all’estremo il dibattito, ricorrendo anche a mezzi non certo leali, quali una campagna praticamente assente nel servizio pubblico, ma soprattutto un richiamo all’astensione, da parte del presidente del consiglio e dal presidente emerito Napolitano, sceso in suo soccorso, consapevole o no, non si può dimostrare, sicuramente molto utile alla causa.
Un esito quindi che oggi dà la forza a Renzi di continuare con le ostilità verso gli enti locali, si è visto in passato con i tagli a sanità e trasporti, oggi si prosegue con la riforma della Costituzione Boschi, che prevede ulteriori pesanti demansionamenti, quali viabilità, porti e aeroporti, ambiente, sanità ecc…
In poche parole alle regioni potrebbe rimanere solo il conteggio dei cinghiali da abbattere nell’ambito del calendario venatorio, si scherza ovviamente, ma non più di tanto.
Continua l’accentramento dei poteri al governo, in barba al vanto del PD di dichiararsi pienamente federalista, un indebolimento che in parte giustificherebbe il taglio degli emolumenti ai consiglieri regionali.
Invidia per essere stato solo sindaco e presidente della provincia? un invito anche alla calma anche al Governatore toscano Rossi, in pista per la futura segreteria? Chi lo può dire, di certo una guerra tutta interna al PD, che ne fa emergere le debolezze e le contraddizioni presenti fin dalla sua nascita, ma che intanto più di un problema sta creando al Paese intero…..
Diceva Renzi alle 23 del 17 aprile: “con la demagogia non si vince”, ovviamente si riferiva a quella degli altri.

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