PERCHE’ C’E’ UN PAESE SEMPRE PIU’ GRANDE CHE NON VOTA PIU’

claudio valeri

DI CLAUDIO VALERI

Liberi di votare o non votare. Per carità. Ma se uno non va a votare perché non gliene importa niente che è? Un gesto di maturità? Un contributo al dibattito tra centralismo e decentramento? Una simpatia per il governo o l’opposizione? Oppure (anche) il disinteresse più totale nei confronti del Paese e della società? Perché il confronto tra chi ha una posizione o un’altra, compresa l’astensione, è una cosa, ma il menefreghismo è un’altra. E credo che ce ne sia molto in questo voto come alle elezioni politiche che raccolgono sempre meno elettori. Con molti di quelli che vanno a votare che esprimono un voto “contro”. E’ questo va valutato. Domenica  ha vinto chi invitava a non votare per un referendum, considerato da alcuni, costoso, inutile o addirittura pericoloso per l’occupazione. Ma qual’è la fotografia del Paese che non vota? E perché non vota? Forse bisognerebbe interrogarsi anche su questo. Credo.

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