L’ITALIA DELLA VERITA’

titti de simeis
DI TITTI DE SIMEIS

Il Sud d’Italia è stato d’esempio all’ultimo referendum. Il fatto non mi è motivo di orgoglio: pur essendo meridionale non penso, come sta accadendo a molti, di far parte di un’Italia ‘migliore’ rispetto a quella che ha scelto di non votare. Non ritengo il fallimento del quorum la vittoria di nessuno a discapito di qualcun altro, tantomeno una guerra politica fra chi ha ‘invitato’ a boicottare e chi caldeggiava il voto. Ridurre il tutto a così poco è sintomo di forte limitatezza. L’unico fallimento che è venuto alla luce, invece, è quello delle ideologie e della fiducia nel cambiamento. Il ‘Referendum’ rappresenta lo strumento più alto di democrazia diretta, dà la parola alla gente, le dà la possibilità di decidere e di esprimere una volontà. Oggi, però, quella gente ha rifiutato di esprimersi non perché ‘qualcuno’ gli ha suggerito di non farlo ma perché non ha, più, niente da dire. Non vuole dire, più, nulla. Ritiene, ormai, inutile ogni sforzo e sprecata ogni parola. La gente è stanca. Lo siamo tutti. Il silenzio è arrivato come risposta asettica, una sorta di guerra, gelida come l’apatia. Una scelta non vigliacca, semmai esasperata: abbiamo smesso di credere in qualsiasi cosa, respiriamo l’irresponsabilità di chi è al potere e bivacca sui nostri bisogni, sulle nostre speranze e si ingozza della nostra disperazione. Votare è un diritto e un dovere, ma può diventare un diritto anche non farlo quando si perdono i riferimenti su cui far leva. L’astensione, quindi, diviene uno strumento di lotta, di rivoluzione, il grido di disperazione che si fa rifiuto degli stessi strumenti democratici a nostra disposizione, perché della ‘Democrazia’ abbiamo perso ogni chiarore. Siamo assuefatti e non ce ne importa più. E’ questa la verità. “Tanto fanno sempre quello che vogliono”: è la risposta degli italiani, di chi combatte, ogni giorno con la sua realtà, consapevole del vuoto politico. Sintomo della convinzione che, di fronte agli interessi, nulla osta e niente ostacolerà, mai, la truffa sottesa e velata di falsa lealtà. E’ inutile nascondercelo. Lo pensiamo tutti. Abbiamo, forse, sperato che qualcosa cambiasse con un referendum trasformatosi nella vittoria di un partito su un altro, un voto ‘mascherato’ di bontà e premura verso un mare che abbiamo, già, esageratamente disfatto? Siamo al trionfo del caos morale. Di fronte all’interesse economico mondiale, nulla potrà fermare l’affanno di nuove trivelle e, di questo, gli italiani sono convinti. L’astensione ne è la prova. Un’astensione indotta, anche, dai capi di governo che hanno ridicolizzato l’immagine civica del nostro Paese provocando la rinuncia ed un rifiuto ‘legittimo’. Si è spenta ogni scintilla di credibilità e si è preferito una domenica in famiglia, al mare o dovunque, purché dal sapore vero. Abbiamo bisogno di verità. Ognuno di noi ha smesso di aspettare. I diritti e i doveri verso lo Stato hanno smesso il significato di sempre da quando i diritti ed i doveri verso il cittadino sono crollati, inesorabili: il diritto al lavoro e all’istruzione, all’assistenza medica, alla tutela dell’infanzia e degli anziani. Quand’è decaduto, cioè, il diritto ad una vita dignitosa. Oggi, astensionismo vuol dire stanchezza. Non indifferenza né assenteismo. Stanchezza di essere presi in giro. E’ il silenzio di una ribellione che cova ma non è ancora matura, non ha ancora sufficiente forza per mettersi in moto. Ma cresce, nella coscienza stufa e sfatta di ognuno di noi. Gonfia le fila dell’insopportazione, del disprezzo e dell’indignazione. In attesa, forse, di un punto da cui ripartire, una bandiera in cui credere e che dia, alla voce del popolo, il volume giusto. Quello della Democrazia che rivolta le coscienze, che abiura l’obbedienza passiva e coatta, i soprusi, le leggi timbrate di notte a nostra insaputa, le prevaricazioni, lo sfruttamento, i cambi di rotta sulla Costituzione e sugli articoli che virano nel senso opposto al vento della Storia. Siamo inamidati di ‘irrispetto’. Ecco perché la gente viaggia contro, rinunciando ad ogni dovere, in nome di un solo diritto: quello di dire ‘basta’. Siamo in un maremoto senza salvezza: pretendere l’ordine nell’apocalisse è la sconfitta, senza ritorno, di ogni politica. Dopodiché non resta, veramente, nulla per cui sentirsi vincitori.

foto di Titti De Simeis.