SILENZIO DI RENZI SU DAVIGO: NON INFIAMMO UNA POLEMICA CHE SERVE SOLO A LUI

nello balzano

DI NELLO BALZANO

Questo il pool di Mani Pulite, di cui facevano parte: Antonio Di Pietro, Gerardo D’Ambrosio, Francesco Saverio Borrelli, Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Armando Spataro. Magistrati che dal 1992 hanno contribuito a scoperchiare il malaffare tra imprenditoria pubblica e privata e politica, la maggioranza degli italiani che tifavano davanti a i televisori che inquadravano dal marciapiede opposto la Procura di Milano.
La politica di quegli anni che, caduti pregiudizi ed “aiuti” delle potenze mondiali per controllare il voto, è dovuta ricorrere ai finanziamenti privati per frenare il drenaggio verso nuovi equilibri, una classe borghese italiana che non era pronta a nuove sfide, si impegnava in tutti modi soprattutto illeciti ad impedire l’arrivo di nuovi organi di potere politico, un lusso che non si poteva permettere, perché significava competere con chi non cercava patti con la politica, ma solo crescere con le proprie potenzialità e sfide innovative nell’imprenditoria.
Soprattutto uno Stato schiacciato da un debito pubblico fuori controllo, che impediva finanziamenti a pioggia verso i “soliti noti”, le solite lobbies di potere e notabili.
Già un popolo schiacciato dalla crisi degli inizi anni ’90, che grazie ad un’informazione libera da ideologie e controlli, perché impegnata ad autoproteggersi, poteva fornire dati, nomi e porcherie, le risposte ad un sistema che non poteva più reggere.
Sino all’intuizione del magnate dell’edilizia Silvio Berlusconi, che con l’aiuto del PSI di Craxi ha costruito il secondo polo televisivo, contro ogni legge, senza limitazione e dopo aver demagogicamente cavalcato e stimolato l’avversione e la rabbia popolare, è riuscito in quel progetto che lo ha portato alla conquista del potere politico, non preparato a questa eventualità, con lo scopo di “ripristinare” un sistema economico clientelare, senza rispetto per la concorrenza, ma ciò che più è riuscito è stato creare lentamente un clima di ostilità verso la Magistratura, fino a definirla “cancro della società”.
Questo preambolo per cercare di spiegare il mio punto di vista anche attuale, un Paese ingessato, che non è stato in grado di raccogliere le sfide imposte dalla globalizzazione, dai vincoli imposti in una comunità europea, dove per sopravvivere devi poggiare su basi solide.
L’incapacità di ricercare nuove soluzioni, la semplicità di cercare capri espiatori, facile comprendere oggi quindi la “non reazione” del premier Renzi, di fronte alle esternazioni, forti ma non imprevedibili del presidente dell’ANM PierCamillo Davigo, in un clima di indifferenza e stanchezza dei cittadini, che non vedendo risultati, ma solo promesse da anni irrealizzati, si sentono anche orfani da una Magistratura sempre più indebolita negli anni dai governi che si sono succeduti, di qualsiasi colore politico, prigioniera di lungaggini e stratagemmi che impediscono giuste risposte ai severi procedimenti penali in corso nei confronti della classe dirigente del Paese.
Facile quindi per Renzi rispondere con il silenzio e con l’ordine al suo “staff” di snobbare le parole di Davigo, che hanno trovato anche tra i suoi colleghi presa di distanza.
Caro presidente dell’ANM, purtroppo non siamo più nel 1992, siamo tornati agli anni ’80, per riconquistare la fiducia dei cittadini verso il vostro operato bisogna portare risultati, è difficile certo, ma anche se con poche risorse strumentali, avete dalla vostra parte intelligenza ed autonomia, aiutate questo povera Italia ad uscire dalla palude. Ve ne saremo grati in eterno.

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