IL DG DELLA RAI IN UN VORTICE DI POLEMICHE. VIOLATO STATUTO E NORME ANTICORRUZIONE

virginia murru

DI VIRGINIA MURRU

La TV di stato in termini di polemiche non si fa mancare nulla, i venti contrari soffiano in tutte le stagioni, qualcosa che deraglia dai binari delle regole c’è sempre. Non si sono ancora diradate le nubi scure che si sono addensate in Viale Mazzini, sull’intervista a Riina junior, e già sull’Ente pubblico circolano altre ‘perturbazioni’ che non lasciano spazio al sereno.

Questa volta, insieme a Maurizio Gasparri, Michele Anzaldi del PD. e ad un gruppo consistente di parlamentari dell’opposizione, si alza la voce sulle assunzioni di 20 nuovi dirigenti, che va oltre le misure stabilite dallo statuto. Dichiara Anzaldi:
“chiedo di convocare in Commissione di Vigilanza il direttore del personale e dell’internal audit Rai, perché sono loro i responsabili per legge dell’attuazione del protocollo anticorruzione.”

Secondo i limiti approvati dal Mef (Ministero Economia e Finanza), non si dovrebbe andare oltre le 13 assunzioni, in quanto è consentito il 5% del numero totale dei dirigenti, che sono 252. Una tempesta di contestazioni che sta coinvolgendo l’Usigrai – sindacato giornalisti Rai – e l’Adrai, quello dei dirigenti. Una sommossa sindacale che non lascerà passare indenni le scelte di Antonio Campo Dall’Orto, il direttore generale, e i nuovi ‘reclutamenti’, fuori dalle regole dello statuto.

Sul piede di guerra anche Maurizio Gasparri, che minaccia tuoni e fulmini sulla violazione dello statuto e protocollo anticorruzione. Così si esprime:

“Presenterò un esposto all’Autorità anticorruzione e alla Corte dei conti perché se il Consiglio di amministrazione dovesse non contestare o in qualche modo avallare queste decisioni sarebbe corresponsabile insieme al Dg e quindi sanzionabile”.
Giovedì prossimo è prevista un’audizione in Vigilanza del Dg, Dall’Orto, Gasparri anticipa requisitorie al riguardo, e afferma che se il Consiglio di Amministrazione della Rai dovesse avallare l’operato del Dg, ‘sarebbe corresponsabile e pertanto sanzionabile’.

La denuncia parte anche da Franco Siddi – lo scandalo è esploso proprio per le sue dichiarazioni – componente del Consiglio di Amministrazione della Rai, sdegnato dal fatto che, il nuovo Dg, intende portare in azienda dirigenti che dall’esterno reclutano collaboratori che ‘completino le loro competenze’.

Dall’Orto si ritrova ad affrontare questa spina sul fianco,ovvero l’accusa di avere violato lo statuto e le norme relative all’anticorruzione, che non è cosa di poco conto, per chi vigila sulle regole alle quali l’Ente di stato deve sottostare. Non ha solo Siddi, Gasparri e Anzaldi, che lo marcano per le irregolarità rilevate, ma anche il Presidente Fnsi (Federazione Stampa Italiana), Giuseppe Giulietti, gli esposti di Usigrai, come già si è accennato, e una lunga serie di parlamentari. Non c’è scampo quando il cerchio si stringe in modo così serrato; provvedimenti ce ne saranno, si dovranno solo attendere gli sviluppi nei prossimi giorni.

Proprio qualche giorno fa, in un’intervista rilasciata a ‘Il sole 24 ore’, il Direttore Generale della Rai (con poteri di Amministratore Delegato), ha risposto con una sorta di slogan, quando gli è stato chiesto quale fosse la sfida più seria per il futuro della TV di stato: “il canone bisogna meritarselo” – ha osservato. Secondo le rivolte interne, ed esterne alla Rai, ora invece è in gioco la sua credibilità, la capacità di creare solidi equilibri, tali da non destare dubbi o riserve, e soprattutto aloni di scandali.

Proprio di recente, Dall’Orto, ha presentato in Consiglio di Amministrazione, il nuovo Piano industriale della Rai, un ponte d’interventi che dovrebbe arrivare fino al 2018, mentre è in pieno svolgimento la riforma sul canone, nonché la consultazione pubblica, che riguarda il rinnovo della concessione decennale. Il nuovo piano, tra i tanti interventi, prevede meno TG e meno canali.
Egli nell’intervista a Il Sole 24 ore, sostiene che saranno importanti gli esiti di queste verifiche, e anche la necessità di un ‘check’ a fine anno, per fare il punto su questi nuovi assetti. Il Dg è consapevole dei grandi impegni con l’utenza, delle nuove sfide, del fatto che l’attività dell’ente è esposta all’occhio critico degli ambienti politici, e non solo.

E’ anche cosciente delle continue critiche che vengono rivolte alla Rai, in particolare per la sua incapacità di rinnovarsi e di stare al passo con i tempi, risponde al riguardo:
“La Rai dovrà completare la sua trasformazione in media company, profilando un Piano che è figlio di un’idea di un Ente pubblico che sarà centrale nel suo ruolo di generatore di contenuti, e su questa base si continuerà a investire in tecnologie, e a porsi come motore dell’innovazione”.

Dall’Orto è anche convinto del fatto che non sia necessario stare dietro l’audience a tutti i costi, meglio, secondo il suo modo di concepire le offerte della TV di stato, proporre programmi alternativi, e complementari, che fungano da stimolo per “l’alfabetizzazione digitale”. Alle critiche sulle lacune di creatività, sul ruolo importante che la Rai svolge a livello popolare, per quel che attiene alla cultura, risponde che naturalmente è vero, che in questo ambito esiste un basso indice di qualità. Ha sostenuto però che si sta lavorando con opportune ricerche per recuperare i valori culturali dell’Ente, e su questi presupposti ha chiesto collaborazione a tutti i direttori di Rete, affinché si “ricrei la Cultura dei capi struttura, quelle figure in grado d’intercettare i bisogni e le tendenze del pubblico”.

La prima sfida, alla luce degli ultimi accadimenti, sarà il fuoco di fila di contestazioni che vengono dagli ambienti politici e sindacali, sulle scelte relative alle assunzioni dei nuovi 20 dirigenti, non a norma, secondo i presupposti dello Statuto. I sindacati definiscono le assunzioni “occupazioni di posti e poltrone”.
E un’altra tempesta incombe sui vertici della TV di stato.

foto di Virginia Murru.