IRAQ. AL-ABADI SUPERA L’OSTRUZIONISMO: NOMINATI I PRIMI SEI MINISTRI TECNICI

rita a. cugola

DI RITA A. CUGOLA

Malgrado difficoltà interne, tensioni settarie e antagonismi politici, il premier  iracheno Ḥaydar Jawwād al-ʿAbād (in carica dall’11 agosto 2014) non ha mai desistito dall’intento di ovviare allo sconvolgimento subentrato nel paese in seguito alla campagna militare condotta dagli occidentali nel lontano 2003, culminata poi con la caduta del regime baath’ista di Saddam Hussein.

Degrado economico, dissesto finanziario, mecenatismo, corruzione. Problematiche passibili di innescare ulteriori meccanismi di violenza in un territorio già oppresso da lotte armate trasversali e offensive jihadiste.

7ab821f779e346dd9914977f456844b5_18

Gli iracheni sono esasperati: impossibile continuare  a tollerare i privilegi vantati dalle potenti élite, che incuranti delle emergenze sociali più impellenti (insicurezza, privazioni, disoccupazione innanzitutto) non esitano a sperperare ingenti quantitativi di denaro pubblico per fini personali. Un copione già letto che il leader dell’esecutivo spera di poter  riscrivere a esclusivo beneficio dell’Iraq.

Ma se la scorsa estate le riforme volte al contenimento delle spese statali erano state palesemente ignorate dagli oligarchi, il recente intervento a favore di un ridimensionamento dello staff governativo ha addirittura causato una vera paralisi istituzionale.

1200x630_330108_abadi-la-crisi-politica-in-iraq-pu

L’ipotesi di assemblare alcuni dicasteri in modo da ridurre da 21 a 16 il numero dei ministri (14 dei quali tecnocrati, dunque presumibilmente estranei a subdole dinamiche di potere ) ha indotto infatti 132 deputati a occupare il parlamento in segno di protesta.

Una bagarre durata oltre due settimane e finalizzata sostanzialmente a costringere lo stesso capo del governo, il presidente sunnita dell’aula Salim al-Jaboutiri  e persino il sommo rappresentante dello stato Fu’ad Ma’sum a rassegnare le dimissioni. Lo  scompiglio ha investito anche le principali piazze di Baghdad, in primo luogo Tahrir Square e la Green Zone antistante la sede delle autorità.

123893-sd

Per giorni, in una città pressoché blindata e presidiata, i sostenitori dell’imam sciita Muqtada al Sadr (che vanta tre milioni di seguaci su scala nazionale, 38 scranni e 3 ministri) hanno sfilato e stazionato invocando cambiamenti radicali ai vertici di un sistema in cui  l’influenza esercitata dall’ex premier conservatore Nuri al-Maliki (spalleggiato dal partito Dawa, quattro milizie e gran parte dell’esercito) resta ancora molto pressante.

Non chiedetemi cosa succederà adesso. In Iraq nulla può essere prevedibile“: dalla perplessità con cui Hakim al-Zamili (esponente della formazione riconducibile al teologo) ha annunciato  infine la ripresa dell’attività politica si evince la criticità di una situazione sempre più intricata, in cui le aspirazioni individuali sembrano ormai prevaricare i reali interessi dell’Iraq.

ef18b89d04af42a4af7e4d5a223b1e65_18

Ma a dispetto dell’ostruzionismo promosso dai nostalgici della vecchia legislatura (che avrebbero voluto affidare a Adnan al Janabi il ruolo di portavoce dell’assemblea) al-ʿAbād è infine riuscito a varare l’agognata mozione relativa al rimpasto di governo.

Per ora abbiamo concordato sei nomine, circoscritte ai ministeri di Salute, Lavoro e  Affari sociali, Risorse Idriche, Elettricità, Educazione e Cultura“, ha precisato Emad al-Khafaji a nome dei parlamentari, “ma presto verranno esaminate altre candidature“.

Nessun indizio sull’entità del nuovo team: l’unica certezza è che la titolarità della Difesa e degli Interni rimarrà invariata, a salvaguardia dell’integrità nazionale.

13043676_10209407096124051_3203971363643033788_n